E siamo alla terza. Stamattina, salvo eccezioni dell’ultima ora, si dovrebbe conoscere il destino dei quattro imputati per l’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo.
Dopo l’ammissione delle parti civili – con l’esclusione a sorpresa della Fondazione “Angelo Vassallo sindaco pescatore” perché nata dopo l’assassinio – toccherà all’accusa formulare la richiesta di rinvio a giudizio e al collegio difensivo degli imputati cercare di evitare il processo. Tentativo del tutto improbabile vista la mole di lavoro investigativa – durata ben quindici anni – che c’è dietro quello che possiede già tutte le caratteristiche per far parlare molto di sé. Nel bene e nel male. Quasi certa, anche stamattina, la presenza in videocollegamento di Romolo Ridosso, collaboratore di giustizia sui generis, che sta finendo di scontare il suo residuo di pena nel carcere di Lanciano ma che viene accusato di aver concorso nell’omicidio del sindaco pescatore.
L’impianto accusatorio, che dopo quindici anni, ha portato all’arresto del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo (scarcerato dalla Cassazione), del brigadiere Lazzaro Cioffi, dell’imprenditore Giuseppe Cipriano e del pentito del clan Loreto, infatti si fonda proprio sulle dichiarazioni di Romolo Ridosso. Che, dunque, incarna in sè tre personalità: il collaboratore di giustizia, il presunto assassino e il testimone chiave.A svelare il traffico di droga, che via mare sarebbe arrivata nel porto di Acciaroli, è stato proprio Romolo Ridosso. Come arrivava la droga?
Ridosso non lo dice chiaramente ai magistrati, durante i tanti interrogatori resi. Forse con il gozzo “cigarette” giallo del titolare del cinema “Corallo” di Acciaroli, Giuseppe Cipriano, che però – forse per evitare accertamenti sospetti – lo aveva intestato ad un suo collaboratore?
Dovrebbe saperlo Ridosso, visto che la sera prima dell’omicidio di Vassallo, era andato ad Acciaroli con suo figlio Salvatore e con lo stesso Giuseppe Cipriano. Avevano pranzato tutti in un ristorante vista mare, poi si erano trasferiti a casa di Cipriano perché “Peppe Odeon” – soprannome per via della sua attività imprenditoriale legata alle sale cinematografiche – doveva prendere una busta nera e consegnarla a qualcuno. A chi? Cosa c’era in quella busta nera?
Non lo sa nessuno. Non lo sa Romolo e non lo sa suo figlio Salvatore. O quanto meno, dicono agli inquirenti di non saperlo. Però assistono alla consegna della busta.
Il destinatario è un uomo di mezza età, robusto, con i capelli brizzolati e porta gli occhiali. Nessuno dei due Ridosso dice di conoscerlo. L’unica informazione che hanno è che si tratta di una persona del posto.
Eppure, Romolo Ridosso è preciso nei dettagli svelati agli inquirenti sul traffico di droga ad Acciaroli e nel Cilento. Lo ha saputo dai suoi conoscenti ex criminali e pentiti che incontra nel carcere di Lanciano. Vassallo, si dice nell’ambiente carcerario, è stato ucciso perché ha scoperto un giro di droga che non doveva scoprire. E la procura lo ritiene credibile, al punto da riconoscerne il movente.

