Salta l’udienza di oggi del maxiprocesso sulle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 ai danni dei detenuti.
Dopo tre anni di dibattimento cambia il presidente del collegio Roberto Donatiello, perché non ha avuto la proroga per continuare ad occuparsi del processo e dovrà insediarsi alla Corte d’Appello di Napoli, come era stato deciso lo scorso anno dal Csm.
Il magistrato, che finora aveva usufruito dell’istituto dell’applicazione temporanea, non ha avuto la stessa sorte del collega inquirente Alessandro Milita che, nonostante la nomina di procuratore aggiunto a Napoli, ha comunque avuto l’autorizzazione a ricoprire il ruolo dell’accusa nell’aula bunker del carcere sammaritano dove si tiene il processo.
Oggi dovrebbe conoscersi il nome del suo sostituto, ma – in contemporanea – del cambio alla presidenza del collegio giudicante se ne discuterà, nel pomeriggio, durante un tavolo tecnico con il presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la procura e il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
Il cambio infatti ha messo in allarme gli avvocati dei 105 imputati, che, attraverso la Camera penale di Santa Maria Capua Vetere, hanno fissato sempre per stamattina alle 11 – dunque in vista del tavolo previsto nel pomeriggio – un’assemblea straordinaria per «confrontarsi sulle ragioni di tale mutamento del collegio giudicante e sulle conseguenze che ciò comporterà in un processo – oramai giunto nella fase dell’esame degli imputati, estremamente complesso e delicato, sopratutto in tema di tutela delle garanzie difensive». I penalisti affermano di non avere alcuna intenzione di fare polemiche e di puntare il dito contro la magistratura. Però, hanno comunque chiesto il rinvio dell’udienza fissata per stamattina «per favorire la partecipazione di tutti i legali impegnati nelle difese degli imputati» ma anche e soprattutto «nell’ottica di uno spirito di collaborazione con le istituzioni giudiziarie». Dunque non si asterranno.
Il maxiprocesso conta ben 105 imputati, tra poliziotti penitenziari, funzionari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) e medici dell’Asl di Caserta in servizio nell’istituto di pena all’epoca dei fatti. Nell’ultima udienza l’ispettore Mezzarano (uno degli agenti imputati) ammise che quella sera la situazione degenerò.

