Tenace e convinta del suo buon operato, la Regione Campania ha pubblicato il bando per cercare il socio privato che che concorrerà a gestire le infrastrutture ed i serzivi del Sistema della Grande adduzione primaria di interesse regionale. La nuova società mista pubblico-privata si chiamerà “Grandi Reti Idriche Campania spa” e sarà partecipata al 51 per cento dalla Regione e al 49 per cento dal privato che si aggiudicherà l’appalto di cinque miliardi di euro (iva esclusa).
La gara è stata pubblicata a metà ottobre, quattro mesi dopo i rilievi parzialmente negativi evidenziati dalla Corte dei Conti sull’oggetto sociale della nuova compagine e sulla valutazione dei rischi in capo al socio privato. Cosa è cambiato, dunque, in Regione, rispetto allo scorso giugno?
Il nuovo statuto
La società “Grandi Reti Idriche Campania spa” avrà di sicuro compiti più ridotti e più attinenti allo scopo sociale rispetto a quelli che in origine le erano stati attribuiti. La magistratura contabile aveva difatti eccepito come «la promozione di servizi editoriali, l’assunzione diretta e/o indiretta di interesse e partecipazioni, a carattere non prevalente e comunque strumentale al conseguimento dell’oggetto sociale e il compimento di operazioni commerciali, industriali, mobiliari ed immobiliari» avrebbe comportato di rischio «di alterare il meccanismo concorrenziale del mercato e di riverbarsi in modo significativo sulla finanza pubblica». Ecco che allora, la Regione Campania elimina dall’oggetto sociale della nuova compagine tutte le attività ritenute superflue e distanti dallo scopo sociale principale. Facendovi rientrare unicamente l’utilizzo sostenibile e la protezione delle risorse idriche disponibili regionali, il miglioramento e la prevenzione del deterioramento delle acque, la gestione unitaria della intera filiera dei servizi idrici di captazione e grande adduzione, la progettazione e la realizzazione di nuovi impianti, opere, infrastrutture, dighe e invasi e, dunque, la loro manutenzione. Ciò non toglie che, per raggiungere l’oggetto sociale, la nuova società «potrà ricorrere a qualsiasi forma di finanziamento con istituti di credito, banche, società e privati».
La valutazione dei rischi
Chi paga in caso di inadempimenti, ritardi o aumento dei costi di gestione? La Regione, e dunque i cittadini in bolletta, o il partner privato? La Corte dei Conti aveva redarguito gli uffici regionali sulla mancata convenienza economica dell’operazione (e sulla relativa copertura finanziaria) dovuta alla mancanza di patti parasociali e di un contratto al riguardo tra pubblico e privato.
Perciò la Direzione Generale per il Ciclo Integrato delle acque e dei rifiuti, previa premessa che la gestione idrica è un settore che non rientra nella disciplina delineata dal nuovo Codice degli appalti, stila una matrice dei rischi in capo all’uno o all’altro. Restano in capo al privato i rischi derivanti dai ritardi e dalle mancanze delle autorizzazioni amministrative, delle procedure di esproprio (se è il privato a doverle eseguire), delle modifiche progettuali, di errori di progettazione e di difformità del progetto originario e dell’esecuzione dell’opera, nonché i rischi finanziari, assicurativi, di gestione, di fallimento e di inflazione.
Per ciò che attiene invece agli investimenti fatti dal privato, poichè spetta all’Arera imporre aggiornamenti periodici degli atti di pianificazione infrastrutturale ed economico-finanziaria del servizio di fornitura idrica all’ingrosso, questi potranno essere recuperati dalle tariffe ma solo due anni più tardi.
La Corte dei Conti non si è ancora pronunciata sulle modifiche, ma il bando per presentare le offerte scade il prossimo 13 febbraio. Perché tanta fretta?
(1- continua)

