“Due anni di genocidio, due anni di silenzio. Caro Manfredi, è l’ora delle sanzioni”: è quanto si legge su uno striscione esposto da un balcone della sede del consiglio comunale di Napoli in via Verdi. Perché, alla fine, la rivendicazione contro l’arresto dei tre pro Pal è arrivata.
Ieri pomeriggio, il movimento “Napoli per la Palestina” ha occupato la Sala Nugnes, dove, lo scorso 2 luglio era stata approvata all’unanimità una mozione che prevedeva la rescissione di ogni tipo di collaborazione con Israele da parte del Comune di Napoli e che, secondo gli attivisti, è stata disattesa con la presenza a Napoli dell’ex premier israeliano Ehud Olmert, del ministro degli esteri Gideon Sa’ar e della Teva «Rapporti consolidati», dicono i pro Pal.
Perciò è stato chiesto ai capigruppo del consiglio comunale di convocare un tavolo pubblico «in cui discutere delle loro responsabilità in merito alla mozione approvata e rinnovare l’impegno per cessare ogni complicità».
La risposta non si è fatta attendere: la presidente del consiglio comunale, Enza Amato, ha assicurato che, settimana prossima, convocherà la conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari. «Attendiamo», è la risposta degli attivisti, che garantisconso che le manifestazioni a sostegno di Gaza comunque non si fermeranno.
Intanto, nella stessa giornata, da piazza del Gesù è partito un corteo organizzato dal “Collettivo Argo” con lo slogan “La mano che reprime è la stessa che bombarda”. Al collettivo sarebbe attribuita anche l’affissione per le strade di Napoli di manifesti con i volti di Donald Trump, Benjamin Netanyahu e Giorgia Meloni e la scritta “Wanted” «accusati – si legge – di genocidio e crimini contro l’umanità».

