A giudizio gli ex vertici Sma per spese «ingiustificate»

Un intero consiglio di amministrazione smantellato prima da un’indagine della Corte dei Conti e poi dalla Regione Campania, unica azionista della società in house, che ha rinnovato completamente l’organigramma societario. Perché in dieci anni – precisamente dal 2012 al 2022 – i vertici della Sma avrebbero speso 5,7 milioni di euro per acquisti personali, causando un danno erariale notevole per il quale sono stati citati direttamente a giudizio dalla procura generale della magistratura contabile campana.
Gli ex amministratori unici Ciro De Leo, Raffaele Scognamiglio e Giuseppe Esposito, l’ex consigliere delegato Lorenzo Di Domenico, l’ex dirigente Cosimo Silvestro, l’ex financial manager Roberto Iavarone e l’addetto alla contabilità e bilancio Ernesto Tartaglione devono adesso rispondere di utilizzo fraudolento delle carte aziendali, concessioni in assenza dei presupposti e di superminimi usati per gli aumenti di stipendio.
A novembre dello scorso anno, il vecchio cda finì al centro di un’indagine dei militari del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Napoli, coordinata dal procuratore regionale Antonio Giuseppone, dal vice procuratore generale Davide Vitale e dal sostituto procuratore Flavia Del Grosso. Dall’inchiesta emerse un lungo elenco di spese «personali e ingiustificate» effettuate con le carte prepagate della società, destinate appunto a far fronte alle spese urgenti dell’ente, come gli interventi di manutenzione improcrastinabili. Per gli inquirenti, invece, le carte prepagate sarebbero state utilizzate per acquistare prodotti su Amazon e musica su Spotify. In alcuni casi era stato pagato addirittura un abbonamento mensile al servizio di streaming musicale.: a prova di ciò, non solo il tracciamento del denaro sull’estratto conto delle carte stesse (allegato agli atti di indagine), ma anche gli orari in cui venivano effettuati i pagamenti delle spese ritenute dalla magistratura contabile personali. La maggior parte di essi, infatti, sarebbe avvenuto in orari incompatibili con lo svolgimento dell’attività amministrativa. Alcuni perfino a notte fonda.
L’uso delle prepagate sarebbe stata, comunque, solo la punta di un iceberg di quello che i magistrati contabili hanno definito «un sistematico sperpero di fondi pubblici» fatto di progressioni in carriere «ingiustificate» che sarebbero costate alla Sma oltre 3,6 milioni di euro, e di aumento di stipendi attraverso i superminimi «concessi a pioggia».
Poi c’è il capitolo di indagine sui noleggi delle vetture e le spese per la telefonia fissa e mobile, pagati a prezzi maggiorati «perché affidati direttamente ai fornitori senza alcuna gara aderendo alla convenzione Consip». Infine, tra le spese «inammissibili» scovate dagli investigatori ci sono anche quelle per i ristoranti, non legate a eventi specifici.
Gli inviti a dedurre notificati dai finanzieri l’anno scorso riguardavano anche l’ex presidente del cda Giuseppe Cammarota ed il responsabile dell’impianto di depurazione di Napoli est Luigi Riccardi che, nel frattempo, hanno sanato la loro posizione.

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