Poteva essere uno di quegli scandali “sesso e politica” destinati ad essere accantonati e dimenticati (nel tempo) come è accaduto per Bill Clinton e Monica Lewinsky o per Piero Marrazzo (volendo rimanera in casa). Che si sono dimessi dall’incarico pubblico ed hanno continuato a fare la loro vita lontano dai riflettori. Ma quello tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia sembra al contrario essere destinato a far parlare di sé per molto tempo ancora. Come una di quelle soap opera sudamericane in cui si intrecciano amori, tradimenti e vendette che coinvolgono anche giornalisti e redazioni giornalistiche.
All’ex ministro, spinto alle dimissioni, non è bastata l’archiviazione dell’inchiesta per rivelazione di notizie coperte da segreto da parte del Tribunale dei ministri. Non è bastata neppure la trasferta parigina per la Rai e l’aspirazione ad un ritorno in politica (seppure solo come consigliere regionale in Campania) a far dimenticare l’onta subìta.
L’altrieri, infatti, all’aspirante consulente dell’allora ministro della cultura, Maria Rosaria Boccia, è stato notificato un secondo avviso di garanzia con l’accusa di interferenze illecite nella vita privata. Il primo, che la vedrà il prossimo 9 febbraio in tribunale, è la conseguenza di un esposto firmato da Sangiuliano che la accusa di stalking, lesioni, diffamazione ed ancora interferenze illecite. Stavolta, però il secondo avviso di garanzia è stato accompagnato da un decreto di perquisizione firmato dal gip di Roma dei messaggi che il ministro aveva inviato alla Boccia durante il periodo della loro relazione. «Ieri sera ho subito l’ennesimo atto aggressivo da parte del sistema – ha dichiarato l’ex aspirante consulente – Mi sono stati per la seconda volta sequestrati i messaggi che Sangiuliano mi mandava e le registrazioni delle sue conversazioni che lui mi autorizzava a sentire e registrare dopo avermi chiamato con il suo dispositivo telefonico. Tutto materiale utile per la mia difesa rispetto alla ‘famiglia’ Sangiuliano. Materiale che oggi scotta solo perché l’ex ministro teme la verità».
Qualche ora dopo, a Benevento, i carabinieri sono entrati nella sede della redazione del quotidiano online “Anteprima24” per intimare «con garbo e professionalità» la cancellazione dai profili social del sito di informazione parte dell’intervista realizzata lo scorso agosto alla Boccia e per acquisire materiale audio-video attinente alle indagini.
Successivamente, i carabinieri hanno bussato alla porta dell’abitazione del giornalista napoletano Carlo Tarallo per notificargli un avviso di garanzia che lo vede accusato di aver acquisito e diffuso illecitamente l’audio di una telefonata tra Sangiuliano e la moglie, la giornalista Rai Francesca Corsini.
«L’audio – afferma la redazione di Anteprima24 – non è un audio, ma un servizio di Report andato in onda l’anno scorso. Inoltre, il dottor Tarallo non è mai stato in possesso del frammento trasmesso durante l’intervista. Consideriamo questa denuncia una ulteriore intimidazione nei confronti della stampa libera. Abbiamo fiducia nella magistratura, ma non possiamo non sottolineare come Sangiuliano continui ad addossare agli altri la responsabilità delle sue condotte, che lo hanno portato alle dimissioni da ministro».
«Tredici mesi fa non era buono come ministro, oggi pare essere buono per la Campania», affonda la Boccia che si scontrerà di nuovo con l’ex ministro a suon di voti.

