«Il ministro Schillacci avrà sicuramente dei dati su cui poter affermare che la Campania è la regione che ha assunto meno personale, ma ci sono altri modi per aiutare le regioni in difficoltà». A replicare al ministro della sanità ci pensa Giosuè Di Maro, segretario regionale della Fp Cgil Medici Campania.
La replica di Di Maro affonda le sue radici nella storia degli ultimi sedici anni che ha vissuto la sanità campana. Si torna indietro al 2009, governo Berlusconi, quando da Roma ne viene deciso il commissariamento. «Soffrivamo già il peso del blocco del turnover – spiega il segretario regionale – che impediva di sostituire il personale in pensione con nuovi assunti. E questo peso ce lo siamo portati dietro per tantissimi anni».
Durante il periodo del commissariamento, la sanità campana ha perso circa sedicimila dipendenti, tra medici, infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari. In attesa di avere i dati del ministro Schillaci, i numeri di Di Maro sono chiari.
«Finita la gestione commissariale – ricorda il sindacalista Cgil – è stato disposto il nuovo piano di rientro, a cui si è aggiunto il numero chiuso per accedere alla facoltà di Medicina e l’imbuto formativo delle scuole di specializzazione, che avevano a disposizione meno posti rispetto alle richieste».
Poi è arrivata la pandemia e la carenza di personale è diventato un problema ancora più cruciale rispetto al passato. Il pieno rispetto del piano di rientro avrebbe significato non poter sopravvivere all’emergenza. A Roma lo avevano capito ed ecco dunque che anche la Campania si attiva ad assumere 6.000 figure tra medici, infermieri e oss da impiegare soprattutto nelle terapie intensive e nei reparti infettivi.
«È vero – continua Giosuè Di Maro – che mancano soprattutto infermieri e operatori socio-sanitari. È altrettanto chiaro che soffriamo la carenza di medici nell’area critica dell’emergenza e dell’urgenza. Ma è altrettanto doveroso dire che se io fossi il presidente della giunta regionale gradirei, da parte del ministro della salute, una valutazione oggettiva sui dati. E seppure si volesse fare un ragionamento politico, come si dovrebbe fare, sarebbe il caso di domandarsi perché il diritto alla salute non è ancora uniforme, omogeneo ed egualitario in tutte le regioni?La verità è che questo diritto è stato perso con la regionalizzazione della sanità del 2001».
Indietro non si può tornare, lo sa bene anche il segretario regionale Di Maro. Frattanto una soluzione ci sarebbe. «Il ministro non imponesse tetti di spesa al personale e alle assunzioni – chiosa Di Maro -. Si potrebbe cominciare da qui per risolvere, non solo il problema della carenza organica, ma anche quello delle liste d’attesa. Invece di lasciare che sia il Tar a decidere». (ancapp)

