Ite Missa Est – La ragionevolezza della Fede

«Siate sempre pronti a dare ragione della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). Con queste parole, l’apostolo Pietro invita i cristiani non solo a credere, ma a comprendere e testimoniare la propria fede in modo ragionevole e credibile.
La fede, nella teologia cattolica, non si oppone alla ragione, ma la presuppone e la porta a compimento. Essa è un atto di fiducia intelligente, che coinvolge l’intera persona e si fonda sulla verità di Dio che si rivela. Sant’Agostino, descrive la dinamica di questo incontro tra ragione e fede con la celebre espressione «credo ut intelligam et intelligo ut credam», che riassume la relazione circolare tra fede e ragione. Si crede per poter comprendere, e si comprende per poter credere meglio.
La fede non è un abbandono del pensiero, ma il suo punto di partenza: solo chi crede, secondo sant’Agostino, può veramente capire. Su questa linea, sant’Anselmo d’Aosta approfondirà il concetto di fides quaerens intellectum – la “fede che cerca la comprensione”, mostrando che il credere apre l’uomo alla ricerca razionale di Dio, non come un possesso, ma come un mistero che si lascia progressivamente comprendere.
San Tommaso d’Aquino svilupperà questa tradizione affermando che la fede non contraddice la ragione, poiché entrambe provengono dalla stessa sorgente, Dio verità assoluta. Nella Summa Theologiae (II-II, q.2, a.9), egli spiega che credere è un atto dell’intelletto, mosso dalla volontà sotto l’influsso della grazia. La ragione può dimostrare che è razionale credere, anche se non può comprendere pienamente il mistero creduto.
Giovanni Paolo II, nell’enciclica Fides et Ratio, riprende questa visione classica affermando che fede e ragione sono «come le due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la contemplazione della verità» (n. 1).
Quando la ragione rinuncia a cercare, rischia di perdersi nello scetticismo; quando la fede rinuncia a pensare, scivola nel fideismo. La loro armonia è dunque segno della dignità della persona umana, chiamata a conoscere e ad amare la verità. Benedetto XVI, proseguendo questa linea nel suo Discorso di Ratisbona (2006), ha ribadito che «non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio».
La fede cristiana è logos, parola e ragione, e invita l’uomo a un dialogo aperto tra la fiducia e l’intelligenza. Così, “dare ragione della speranza” significa vivere una fede pensata, capace di dialogare con la cultura contemporanea senza paura, perché fondata sulla convinzione che credere non è rinunciare a comprendere, ma accogliere una verità più grande, nella quale la ragione stessa trova la sua piena luce.

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