Disordini e tensioni nel carcere di Ariano Irpino

Un materasso bruciato, la puzza che si sparge ovunque e la reazione violenta che aggiunge fuoco su fuoco. Succede tutto in pochi minuti. Succede di sera, quando si sta per andare a dormine ed, invece, nel carcere di Ariano Irpino, la notte scorsa è stata troppo lunga e si è temuto il peggio.
Giovedì, ore 9.30. I detenuti della nona sezione dell’istituto penitenziario di Ariano Irpino cominciano a distruggere tutto ciò di cui dispongono all’interno delle loro celle. Sono asserragliati dentro. Protestano perché qualcuno ha dato fuoco ad un materasso e la puzza di bruciato si è sparsa ovunque: è insopportabile. E così basta poco per sollevare una protesta. Rumori di suppellettili rotte. urla, qualcuno comincia a battere forte sulle sbarre delle celle. Si teme il peggio.
Gli agenti di polizia penitenziaria in servizio per il turno di notte non riescono a calmare i detenuti, che prendono il sopravvento. E c’è il rischio che il fuoco si sparga ovunque. C’è bisogno di rinforzi. Squadre di agenti arrivano dal capoluogo irpino e dagli altri istituti penitenziari della Campania, per cercare di sedare la rivolta e per riprendere il controllo della sezione. Ci riusciranno solo in tarda nottata e non senza difficoltà.
Riportato l’ordine spetta ai sindacati di polizia penitenziaria fare il punto della situazione. Comincia il Sappee, che per primo diffonde la notizia dei disordini e rimarca le difficili condizioni in cui versa la casa circondariale di Ariano Irpino, dove domenica scorsa si è tolto la vita un detenuto nigeriano di 40 anni.
«Nel carcere di Ariano Irpino – fa sapere il Sappe in una nota – sono rinchiusi 250 detenuti a fronte di una capienza potenziale di 350 posti: numero quest’ultimo che però – aggiunge – il sindacato, resta soltanto sulla carta in quanto numerose sezioni sono inagibili o in corso di ristrutturazione».
Ieri mattina, invece, c’è stata un’ispezione di Maurizio De Fazio, consigliere nazionale dell’Unione sindacati penitenziari, che ha inviato una relazione al nuovo provveditore dell’amministrazione penitenziaria campana in cui segnale carenze sanitarie ed organizzative all’interno della struttura. «C’è bisogno di concendere maggiori misure alternative alla detenzione – ha detto De Fazio – e la polizia penitenziaria deve avere la possibilità di controllare le abitazioni di chi ne usufruisce. É questo lo sforzo che deve fare la magistratura di sorveglianza.

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