Usura: minacce per due giovani imprenditori

Quattro procure allertate, quattro province da scandagliare e uno spiegamento consistente di forze dell’ordine. Così è stata sgominata una rete criminale composta da persone ritenute legate a tre diversi clan di camorra: i D’Alessandro di Castellammare (che due giorni fa sono stati coinvolti anche nell’inchiesta sulla gestione dei servizi allo stadio Romeo Menti e sulla tifoseria organizzata della Juve Stabia), i Genovese di Salerno e infine il clan Nuovo Partenio di Avellino.
Organizzazioni criminali queste che da anni controllano i rispettivi territori e che, in questo caso, hanno fatto convergere i loro interessi su un unico obiettivo: estorcere quanto più denaro possibile a due giovani imprenditori di Avellino a suon di minacce ed intimidazioni ed appropriarsi della zona attraverso le continue vessazioni perpetrate ai danni degli imprenditori.
L’inchiesta della procura e della Direzione investigativa antimafia di Salerno è cominciata a luglio scorso e, in appena tre mesi, si è conclusa con una raffica di ordinanze d custodia cautelare notificate tra le province di Salerno, Napoli, Avellino e Potenza. Centoventi gli uomini impiegati per procedere agli arresti, tra polizia, carabinieri e finanzieri. E cinque le procure attivate per la convalida delle misure da parte dei gip competenti: Avellino, Nocera Inferiore, Torre Annunziata e Potenza.
«I provvedimenti urgenti si sono resi necessari – spiega in una nota il procuratore vicario di Salerno Rocco Alfano – per mettere fine alle condotte degli indagati che, negli ultimi tempi, si stavano mostrando sempre più pressanti nei confronti delle vittime anche con gravi minacce».
L’indagine ha di fatto accertato la presenza della tipica metodologia mafiosa utilizzata dagli arrestati che, approfittando delle difficoltà economiche di due giovani imprenditori irpini, hanno dapprima prestato denaro applicando tassi usurai altissimi e, in un secondo momento, hanno continuato ad estorcere ingenti somme di denaro intimidendo le vittime.
«C’è la necessità di capire le difficoltà degli imprenditori esposti a rischi. Quello che noi diciamo a tutti è di denunciare e collaborare e darci la possibilità di avviare le indagini – ha aggiunto il procuratore Alfano -. Questa vicenda processuale insegna soprattutto che le persone offese, che cercano di tutelarsi mediante la mediazione di soggetti borderline, vicini o contigui ai clan, non risolvono i propri problemi, ma rischiano solo di passare da un aguzzino ad un altro e, nel caso di specie, da un clan ad un altro e non riescono mai a venir fuori dall’usura».
In questa vicenda, «l’escalation di violenza è cresciuta sempre più, tanto che – conclude il procuratore vicario di SalernoAlfano – il prestito era diventato insostenibile e rivendicato da soggetti vicini al clan D’Alessandro di Castellammare, poi al clan Genovese di Salerno e poi al clan Nuovo Partenio di Avellino che rivendicavano di avere una competenza quasi territoriale su questi prestiti usurai ed hanno esposto le persone offese ad un continuo pericolo».

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