«Privatizzare l’acqua significa tariffe più alte per i cittadini»

Fondatore dell’ABC (Acqua Bene Comune) che gestisce il servizio idrico di Napoli, docente di Diritto Costituzionale alla Federico II e compagno di battaglia di Alex Zanotelli sul referendum per l’acqua pubblica. Il professore Alberto Lucarelli è il padre (insieme al suo collaboratore Andrea Chiappetta) del ricorso inviato alla Cedu sull’inerzia dell’Italia nell’attuazione del referendum del 2011 delle ripubblicizzazione del servizio idrico. Ricorso benedetto anche dal sacerdote comboniano.
Professore, entro quanto si pronuncerà la Cedu?
«Credo che prima di Natale sapremo se il ricorso è stato ritenuto ammissibile. E questo sarebbe già un passo importante».
Perché, secondo lei, il referendum non viene attuato?
«Perché non c’è la volontà politica di farlo. Tutti i governi che si sono succeduti dal 2012 hanno guardato solo agli interessi economici del mercato e non al bene dei cittadini».
Però, Roberto Fico ultimamente ha rilanciato il tema dell’acqua pubblica.
«Il 7 giugno del 2018 invitai Fico, allora presidente della Camera, ad assumersi l’impegno per l’attuazione dell’esito del quesito referendario. All’epoca aveva il potere di farlo, perché stavano al governo, e non lo hanno mai fatto».
Spera che possa farlo almeno in Campania, qualora fosse eletto governatore?
Se ci si allea con persone mosse dalla logica della privatizzazione, non credo di avere speranza».
Si riferisce al presidente De Luca ed alla società mista che vuole costituire per gestire la Gapir?
«Mi riferisco anche al sindaco di Napoli, Manfredi, che sta lavorando per lo smantellamento dell’ABC, la cui convenzione scadrà nel 2027 e si pensa di trasformarla in una spa».
Quindi anche a Napoli città l’acqua sarà privatizzata?

«Per fortuna stiamo cercando di bloccare il processo. Abbiamo scritto un parere, io e il dottore Chiappetta inviato alla II Municipalità in cui evidenziamo parecchi profili di illegittimità, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. E’ vero che la legge consente l’affidamento del servizio ad una spa, ma nel caso di Napoli si tratta di una proroga del contratto che è prevista dalla convenzione tra l’Ente Idrico Campano e l’ABC, non di un nuovo affidamento. Guardi, se cede Napoli, la frittata è fatta perché è l’unico presidio di resistenza, dal momento che resta la sola grande città italiana che ha attuato il referendum».
Perché c’è tanto interesse a privatizzare l’acqua?
«Perché si lavora in un regime di monopolio naturale. Non c’è concorrenza perché nessuna concorrenza può apportare benefici. Non è come per le compagnie telefoniche, tra cui è giusto che si scelga quella più conveniente».
Che succederebbe se i privati entrassero nella gestione?
«Il privato investe solo laddove sa che può trarne profitto. E, nel caso dell’acqua, dove si fanno i profitti?»
Sulle tariffe?
«Esattamente. E’ ovvio che, in caso di gestione private, le tariffe aumenteranno e a farne le spese sono i cittadini. Le città che hanno privatizzato il servizio hanno tariffe più alte, che hanno determinato un peggioramento della qualità della vita: è questo che si deve evitare».

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