Pma, richiesta in crescita ma tecniche troppo costose

Ha inaugurato una nuova sede, più ampia ed indipendente, proprio per soddifare il desiderio di tante coppie di diventare genitori. Il centro Genera, presente da più di un decennio e diventato un punto d’eccellenza per la procreazione medicalmente assistita, ha contribuito alla nascita di oltre 1.700 bambini. «L’obiettivo è aumentare la nostra capacità operativa e accogliere un numero sempre maggiore di pazienti, mettendo a disposizione strumenti tecnologici d’avanguardia» ha dichiarato la direttrice di Genera Napoli, Elisabetta Trabucco.
Le richieste di sottoporsi alla procreazione medicalmente assistita aumentano anno dopo anno. Lo ha accertato anche l’Istituto Superiore di Sanità nel suo ultimo report del 2022: sono più di mille le coppie che vi hanno fatto ricorso.
Eppure, nonostante la Pma sia stata inserita nei Livelli essenziali di assitenza, tuttavia sono ancora tanti gli ostacoli per una piena ed equa attuazione della legge più volte modificata a suon di sentenze giudiziarie. A cominciare dal numero dei centri che la eseguono e della loro collacazione sul territorio.
I centri di Pma attivi nel 2022 sono stati 333, di cui 98 pubblici, 20 privati convenzionati con il servizio sanitario nazionale e 215 privati. La maggior parte si concentra in Lombardia (55), Campania (42) e Sicilia, Lazio e Veneto (34) e, nella stragrande maggioranza dei casi, sono convenzionai o privati. Inoltre, non tutte le strutture applicano le stesse tecniche di pma e, anche in questo caso, emergono altre differenze. I centri di primo livello sono quelli in cui si effettuano solo le procedure di Inseminazione intrauterina semplice (IUI) con l’utilizzo del seme del partner o di un donatore e la possibilità di crioconservazione dei gameti maschili. Secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità, che risale al 2020, tutti i centri hanno praticato tecniche di primo livello ma sono 274 le strutture che le hanno effettivamente eseguite e, nella maggior parte dei casi (77,3 per cento), si è trattato di centri privati. Oltre la metà dei cicli iniziati è stata eseguita su pazienti provenienti da regioni diverse da quella in cui si trovano i centri. La migrazione ovviamente è dal sud al nord e mai viceversa.
Le strutture che invece praticano esclusivamente tecniche di secondo e terzo livello, cioè fecondazioni in vitro con gameti della coppia o gameti donati oppure crioconservati ed embrioni congelati, sono in totale 197, di cui 107 private, 72 pubbliche e 18 convenzionate. Anche in questo caso, la maggior parte dei centri pubblici è concentrata al nord.
L’Iss fotografa anche il livello di accessibilità a questa tecnica, registrando una percentuale pari al 62,7 per cento dei cicli di II e III livello con gameti della coppia: cicli coperti dal sistema sanitario nazionale.
In realtà, la maggior parte delle prestazioni resta a carico dei pazienti perché le tecniche più efficaci, ma più complesse più costose (come la crioconservazione di gameti maschili e femminili e di embrioni) resta appannaggio dei soli centri privati. Dunque le coppie devono sobbracarsi le spese. Manca difatti un nomenclatore tariffario sulla Pma che stabilisca tariffe uniformi per tutti i centri e per ogni diverso tipo di tecnica. Dunque, l’aspetto economico, ha spinto parecchie coppie a superare i confini italiani e rivolgersi a centri stranieri.
Secondo la Società italiana della riproduzione umana, sono 13mila le coppie che nel 2022 hanno deciso di concepire un figlio all’estero. Un aumento vertiginoso se si considera che tre anni fa erano appena tremila. Le mete più ambite sono Spagna, Grecia, Repubblica Ceca ma anche Danimarca e Belgio, dove si praticano tecniche di fecondazione assistita anche con gameti donati.

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