Sotto scorta da quasi otto anni per aver raccontato sui giornali la radicalizzazione della camorra nell’hinterland casertano, dove i sicari e la manovalanza criminale hanno risposto per decenni agli ordini dei “Casalesi” Antonio Iovine, Francesco Bidognetti e Michele Zagaria. È stata lei, Marilena Natale (nella foto con don Patriciello) a scoprire il proiettile nascosto nel fazzoletto consegnato domenica mattina a don Maurizio Patriciello mentre celebrava la comunione durante la messa. «Non ce la faccio più – dice la cronista – ora sono davvero stanca. Quello che è successo è colpa del decreto Caivano».
In che senso, Marilena?
«Il decreto Caivano ha creato un vuoto di potere nella malavita organizzata. Due anni fa, dopo l’agghiacciante violenza in quella che una volta era la piscina comunale, il governo Meloni ha cacciato le persone che non avevano diritto alla casa. Ovviamente erano tutti camorristi e affiliati. È stato ristrutturato il centro sportivo dove si è consumato l’orrore, ma due anni non bastano per cancellare mezzo secolo di cultura criminale. Nel paese è stata aperta una stazione dei carabinieri, le scuole sono state potenziate e ogni giorno le strade sono piene di forze dell’ordine che presidiano il territorio».
E quindi perché sarebbe colpa del decreto?
«Perché da quando è entrato in vigore, i criminali non hanno più potuto svolgere i loro loschi affari in tranquillità, il numero dei reati è calato ma anche i loro incassi sono diminuiti, i boss sono tutti in galera e per le strade scorrazzano gruppi di “cani sciolti” alla ricerca di potere ed affermazione».
Stai dicendo che, non essendoci più alcuna famiglia criminale al comando, c’è qualcuno che scalpita per prendere il posto lasciato vuoto?
«Certo, nei territori di camorra funziona così».
E che dunque il proiettile recapitato a don Maurizio sia l’avvertimento che a Caivano si sta riorganizzando un nuovo asset criminale?
«È molto probabile».
Anche don Patriciello ha paventato l’ipotesi che l’intimidazione porti la firma degli avversari del clan Sautto-Ciccarelli. Ti sei fatta un’idea di chi possa ambire a prenderne il posto?
«Assolutamente no. Spetta agli inquirenti indagare e scoprirlo. Una cosa è certa: don Maurizio è un prete che dà fastidio ed il primo che lo fa fuori diventa il capo».
Ci sono ancora parenti dei boss che vivono al Parco Verde?
«Eccome. Ci sono figli, mogli e le nuove leve».
Le stesse che, secondo te, sono state protagoniste della “stesa” di sabato scorso?
«Assolutamente si. Ma anche questa è una circostanza che dovranno accertare gli investigatori».
A proposito di parenti del clan. Vittorio De Luca è il suocero di Domenico Ciccarelli, fratello del boss Antonio. Tu lo hai visto in chiesa. Ti ha dato l’impressione di essere davvero poco presente a se stesso?
«A me è sembrato lucidissimo, anche se ora tutti lo fanno passare per tonto. Una persona che dice di essere stato dichiarato incapace di intendere e di volere e che, per questo, è impunibile, ti sembra poco lucido?».
Se è per questo, ha riferito anche di essere stato mandato da qualcuno a consegnare il proiettile.
«Appunto. Ed ha pure aggiunto che non può rivelarne il nome altrimenti lo ammazzano. Ti sembra una persona poco lucida?».
Come ha reagito la comunità a questo ennesimo episodio di intimidazione?
«La gente in chiesa è rimasta allibita. Fuori, al Parco Verde, la vita è proseguita come se nulla fosse accaduto. Ci vuole tempo per sensibilizzarli».
Anche tutto il mondo della politica si è stretto intorno a don Maurizio condannando l’accaduto.
«Quando si attacca don Maurizio dicendo che si lascia strumentalizzare dal centrodestra, non ci si rende conto che se la politica fa del dialogo e delle parole la propria arma di scontro, chi ha meno cultura usa le uniche armi che ha: cioè le pistole ed i proiettili. Quindi basta attacchi».

