Definisci bambino o definisci uomo?

«Definisci bambino», questa frase è stata pronunciata durate la trasmissione televisiva “È sempre Cartabianca”, condotta da Bianca Berlinguer, su Rete 4, lo scorso 16 settembre.
La puntata in oggetto ha visto coinvolti diversi opinionisti dibattere, animatamente, sulla spinosa questione della guerra tra Israele e Ḥamās nella striscia di Gaza. Tra gli ospiti, un accalorato Enzo Iacchetti, che perde le staffe sulle affermazioni sconcertanti del suo interlocutore, Eyal Mizrahi, presidente della federazione Amici d’Israele. Durante il tentativo, di quest’ultimo, di giustificare l’azione militare d’Israele e la conseguente morte di civili e tra questi, migliaia di bambini, colpevoli di condividere lo stesso spazio dei terroristi soldati di Ḥamās, il pubblico presente e i telespettatori sentono pronunciare da Eyal Mizrahi questa frase, a dir poco inopportuna, «definisci bambino», scatenando lo sdegno e l’ira dei presenti.
La gelida e inspiegabile domanda del presidente della federazione Amici d’Israele per un attimo procura un senso di stordimento. Si può essere così insensibili dinanzi alla morte di innocenti? È possibile mai che le urla e il pianto dei più piccoli, affamati e disperati, non creino disagio e dolore?
Suonano assurde queste parole e, forse, sono la cifra della deriva a cui stiamo, inermi, assistendo.
«Definisci bambino», una frase urticante dinanzi alle immagini e ai racconti che ci giungono da Gaza City. Dovremmo, forse, chiederci «definisci uomo». Chi sei uomo? Cosa sei diventato? Uomo, guardati allo specchio, non ti riconosci più!
Scomodando il salmo 8 del Tehillim della Sacra Scrittura, parola familiare a Eyal Mizrahi, una risposta alla domanda in questione la possiamo accennare: «…con la bocca dei bambini e dei lattanti: hai posto una difesa contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli» (v.3).
Il balbettio di un bambino è, per il salmista, la risposta di Dio alla tracotanza dell’uomo, accecato dalla sua superbia, logorato dalle sue smanie. Dio, secondo il salmista, risponde con la lallazione incomprensibile dei piccoli ai tortuosi ragionamenti dell’uomo, mai sazio di guerre e di distruzioni.
Oggi, alla cantilena dei lattanti si è sostituito il pianto e il terrore negli occhi dei bambini di Gaza. Il loro lamento è la più pesante sentenza sulla condotta spietata dell’uomo, perso nella crudeltà. Ci tolgano il sonno, allora, le parole di Gesù: «Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10).

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