Gemellaggio d’altri tempi all’Arechi Salerno e Bari, amici in eterno

Oltre quarant’anni di fratellanza inscindibile legano le curve e i popoli di Bari e Salerno. Questo legame speciale, nato ufficialmente il 25 settembre 1983, si è consolidato nel tempo fino a diventare uno degli esempi più duraturi, genuini e iconici dell’intero panorama ultras italiano. Quella tra biancorossi e granata non è mai una partita come le altre; è una festa collettiva che azzera la rivalità sportiva in nome di un rispetto viscerale che si tramanda di padre in figlio. Se molti gemellaggi nel calcio nascono per coalizioni politiche o rivalità comuni verso terze squadre, la genesi del patto tra baresi e salernitani affonda le sue radici in un aneddoto singolare e decisamente romantico, quasi leggendario. All’alba degli anni Ottanta, i tifosi della Curva Nord di Bari furono tra i precursori assoluti in Italia nell’utilizzo di imponenti scenografie pirotecniche. In particolare, utilizzavano dei particolari residuati bellici denominati in gergo “barattoli militari”: fumogeni capaci di generare una densa ed eccentrica nube di colore viola. Questo spettacolo cromatico, avvistato oltre i confini pugliesi, affascinò i leader della tifoseria organizzata della Salernitana, allora di stanza allo storico Stadio Vestuti. Desiderosi di riprodurre quel muro di fumo colorato anche a Salerno, i supporter campani cercarono un contatto per chiedere informazioni logistiche su come reperire quei fumogeni. Nacque così un primo approccio telefonico, seguito da un appuntamento dal vivo. La delegazione salernitana fu accolta in Puglia con una generosità calorosa e spiazzante, gettando le basi umane di quella che sarebbe diventata un’amicizia indissolubile. L’ufficializzazione e il definitivo “battesimo di fuoco” del gemellaggio arrivarono alla seconda giornata del campionato di Serie C1 1983-1984. Quel 25 settembre 1983 si giocava Bari-Salernitana presso il vecchio Stadio della Vittoria. Qui la realtà sfuma nella leggenda metropolitana: si racconta infatti che un gruppo di ultras granata giunse a Bari ed entrò nello stadio sbagliando clamorosamente settore. Invece di posizionarsi nella zona riservata agli ospiti, i salernitani si ritrovarono nel cuore pulsante del tifo locale, la Curva Nord barese. In qualsiasi altro contesto dell’epoca, un simile errore avrebbe scatenato violenti scontri. Al Della Vittoria, invece, accadde il miracolo sportivo: i baresi riconobbero i ragazzi di Salerno, con cui era già attivo il canale di stima per la vicenda dei fumogeni, e decisero di ospitarli fraternamente sui propri gradoni. Le due fazioni videro la partita fianco a fianco, condividendo cori, cibo e birre in un clima totalmente pacifico. La sfida terminò 1-1 sul campo, ma sugli spalti nacque un legame eterno. Al match di ritorno, Salerno ricambiò l’ospitalità con striscioni di benvenuto monumentali, blindando un asse che non si sarebbe mai più spezzato. Nel corso dei decenni, il gemellaggio ha vissuto momenti di straordinaria e quasi assurda complicità. L’episodio più clamoroso risale al 23 maggio 2009. Il Bari guidato da Antonio Conte aveva già dominato il campionato di Serie B, conquistando matematicamente la promozione in Serie A. La Salernitana, al contrario, navigava in acque disperate ed era in piena lotta per non retrocedere. Allo Stadio San Nicola si assistette a un paradosso sportivo più unico che raro: l’intero stadio barese si schierò apertamente a favore degli avversari. Ogni azione d’attacco dei campani veniva spinta dal boato del pubblico di casa e, al gol decisivo del granata Francesco Caputo, i quarantamila tifosi del Bari esplosero in un urlo di gioia liberatorio, festeggiando la rete che condannava, di fatto, la propria squadra alla sconfitta ma salvava i “fratelli” salernitani. Un altro capitolo cruciale si è scritto nel 2021. Quando la Salernitana conquistò la Serie A, visse mesi drammatici a causa dello spettro dell’esclusione dal campionato dovuto al divieto delle multiproprietà, essendo la società legata a Claudio Lotito. In quel periodo buio, la tifoseria del Bari – anch’essa oppressa dalle normative sulla multiproprietà sotto la gestione della famiglia De Laurentiis – cavalcò una fiera battaglia mediatica e di piazza al fianco di Salerno. Uno slancio solidale che la Curva Sud Siberiano granata non ha mai dimenticato, ricambiando la vicinanza in ogni occasione successiva. Oggi, che si giochi in Serie B o in altre categorie, la tradizione del pre-partita resta immutata: fiumi di birra scambiati all’esterno dello stadio, cori incrociati di rispettivo incitamento ed imponenti sbandierate sul terreno di gioco. Come recita un famoso striscione esposto dalle curve: “Di generazione in generazione, tramandiamo questo eterno gemellaggio”. Un legame viscerale che dimostra come il calcio sappia ancora unire i popoli oltre i novanta minuti di gioco.

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