Il Berlusconi dei giornalisti, tra memoria e presente

Non servono le date per misurare quanto un uomo sia rimasto nella storia di chi lo ha conosciuto. Bastano, qualche volta, i dettagli. Una frase, un incontro, un modo di stare sulla scena pubblica che torna alla memoria anche molti anni dopo. Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, nel giorno dei novant’anni dalla nascita di Silvio Berlusconi, il racconto dei giornalisti ha seguito proprio questa strada. Cinque voci, esperienze professionali diverse e un filo comune: ricordare il Cavaliere senza rinchiuderlo nel passato.
Andrea Pancani, vicedirettore del Tg La7, sceglie di partire dall’attualità. «Ho trovato l’evento molto indovinato perché non è stato una nostalgica commemorazione, ma ha riproposto Silvio Berlusconi nelle sue infinite sfaccettature, nel rispetto della sua visione dell’Italia e del mondo». Per Pancani è proprio il presente a rendere alcune questioni ancora attuali: «È stato un evento proattivo che ha ricordato la realtà di questi tempi che ribollono, pensando a ciò che Berlusconi avrebbe fatto oggi. I valori di libertà e unità dovrebbero tornare in campo in modo molto forte, così come il dialogo, il non considerare gli avversari nemici e il confronto tra i grandi della Terra».
Paolo Liguori, direttore editoriale di Tgcom24, concentra invece il suo ricordo nel legame tra Berlusconi e la creatura politica che gli è sopravvissuta. «È stata una bellissima occasione per celebrare il novantesimo compleanno di Berlusconi, che per me e per tutti è presente. Forza Italia è del resto una sua creatura».
Sul palco Giuseppe Brindisi, giornalista e conduttore di Zona Bianca su Rete 4, ha accompagnato la serata insieme a Martina Manzo e Fiorenza Ceniccola, under 30 e responsabili rispettivamente della comunicazione e dell’immagine di Forza Italia in Campania. Il suo ricordo parte dall’atmosfera: «Ieri a Napoli non abbiamo commemorato Silvio Berlusconi: lo abbiamo festeggiato, stringendoci ancora una volta intorno a lui nel giorno del suo compleanno».
E sono proprio le persone, più del cerimoniale, a tornare nelle sue parole. «Tre ore di aneddoti, ricordi piccoli e grandi di un uomo che ha scritto la storia del nostro Paese a cavallo di due secoli. Siamo andati via col sorriso, sicuri che lui avrebbe sorriso più di tutti noi».
Anche Pietro Senaldi, condirettore di Libero, sceglie il registro personale. Parla di «una testimonianza d’affetto emozionante da parte di chi ha lavorato con lui» e di un «ritrovo tra amici». Poi sintetizza il senso di quelle ore in «una girandola di ricordi personali per testimoniare che Berlusconi vive ancora in tutti quelli che lo hanno incrociato e ha lasciato in ognuno di noi un’impronta unica».
Antonio Sasso, direttore del Roma, osserva Berlusconi da un punto di vista particolare: Napoli. «Napoli gli ha sempre riconosciuto una capacità particolare di parlare direttamente alle persone». Per Sasso, la serata ha restituito il Cavaliere «attraverso il racconto di chi lo ha conosciuto, senza indulgere nella nostalgia». A novant’anni dalla nascita, resta «una figura che ha segnato profondamente la politica, la comunicazione e il costume italiano».
Politica, televisione, giornali, ma soprattutto memoria personale. Alla fine della serata, il ritratto non è uno solo. Sono tanti quanti gli incontri, le conversazioni e le storie rimaste nella memoria di chi Berlusconi lo ha seguito da vicino. Forse è proprio questa la misura più semplice di ciò che resta: continuare ad avere qualcosa da raccontare.

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