Dietro ogni cancello c’è un muso che aspetta, una storia di abbandono, spesso anni trascorsi nello stesso box. Al Canile Buonocore di via Scarfoglio, ad Agnano, vivono settanta cani. Molti sono anziani, fragili, abituati a quelle persone e a quei luoghi. Per Adelaide Buonocore non sono numeri né presenze da trasferire altrove: sono la sua famiglia. È in questo rifugio, oggi alle prese con una difficile vertenza con il Comune di Napoli, che Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania, ha scelto di trascorrere parte della giornata del 19 agosto insieme al consigliere comunale azzurro Gennaro Demetrio Paipais.
Una visita tra i box, e gli animali per capire cosa potrebbe accadere se la struttura fosse costretta a chiudere.
«Sono profondamente legato alla Campania e credo che la politica debba partire dai luoghi e dalle persone. Dietro una pratica amministrativa ci sono settanta animali e il lavoro di chi ogni giorno se ne prende cura. Venire qui significa capire che cosa c’è realmente dietro gli atti e le carte», afferma Librandi.
Il Comune ha avviato il procedimento per il possibile ritiro dell’autorizzazione sanitaria e per la conseguente inefficacia della Scia. Al centro della vicenda ci sono il titolo di detenzione dell’immobile, la morosità contestata e alcune questioni edilizie. L’associazione, dal canto suo, richiama la lunga storia dei rapporti con Palazzo San Giacomo e con l’Asl, le convenzioni stipulate negli anni e gli atti con i quali è stata riconosciuta la funzione del rifugio.
«Le regole vanno rispettate, ma la legalità non può trasformarsi nell’incapacità di trovare una soluzione. Quando esistono strumenti giuridici e amministrativi per salvaguardare una realtà che svolge una funzione sociale, bisogna utilizzarli. Nessuno chiede privilegi, ma nemmeno che una storia come questa venga cancellata senza aver verificato ogni possibilità», sottolinea Librandi.
A custodire quella storia è soprattutto Adelaide Buonocore, presidente dell’Associazione per la Difesa degli Animali e la Valorizzazione del Mastino Napoletano. Un impegno che per lei nasce molto prima della controversia di oggi e che affonda le radici nel rapporto con il padre.
«Ho raccolto ciò che mio padre aveva cominciato e ho scelto di continuare a prendermi cura di questi animali. Per me questi settanta cani sono settanta figli. Ognuno ha il suo carattere, le sue paure, le sue abitudini. A mio padre ho fatto una promessa: non avrei lasciato morire ciò che aveva costruito. E quella promessa la manterrò. Combatterò con tutta me stessa perché nessuno di questi cani venga abbandonato e perché il rifugio possa continuare a vivere», racconta Buonocore.
Molti degli animali ospitati sono anziani. Tutti sono microchippati. Per alcuni di loro uno spostamento rappresenterebbe anche un trauma, dopo anni trascorsi nello stesso ambiente e con le stesse persone.
La vicenda, inoltre, non parte da oggi. Nel luglio del 2023 il Consiglio comunale di Napoli approvò a larghissima maggioranza un ordine del giorno per la concessione in comodato d’uso gratuito del suolo di via Scarfoglio all’associazione. Un indirizzo politico che, secondo Paipais, merita ora una risposta precisa.
«Quel voto del Consiglio comunale non può essere considerato carta morta. L’aula aveva espresso una volontà chiarissima e oggi occorre spiegare perché, a distanza di anni, non sia stato dato seguito a quell’indirizzo. Bisogna capire quali siano stati gli ostacoli, quali passaggi siano mancati e se esista ancora la possibilità di percorrere quella strada», afferma Paipais.
Per il consigliere comunale azzurro il caso Buonocore ha ormai assunto un valore che va oltre la singola controversia amministrativa.
«Questa per me è una battaglia giuridica e amministrativa, ma prima ancora è una battaglia etica. Le istituzioni non possono voltarsi dall’altra parte davanti a settanta animali e davanti a persone che hanno dedicato anni della propria vita alla loro cura. Dobbiamo pretendere il rispetto delle norme, ma nello stesso tempo fare tutto ciò che la legge consente per trovare una soluzione. Se una strada esiste, il Comune ha il dovere di percorrerla fino in fondo», aggiunge Paipais.
Librandi torna quindi sul significato della visita e sul ruolo che la politica dovrebbe assumere davanti a vicende come questa.
«La politica serve proprio quando deve mettere insieme regole e umanità, amministrazione e buon senso. Qui ci sono animali fragili, volontari e una storia che dura da anni. Una città civile non può considerare tutto questo soltanto un fascicolo da chiudere», dice.
Prima di lasciare il rifugio, l’ultimo sguardo torna ai box e ai cani che vi abitano.
«Una comunità si misura anche da come tratta chi non ha voce e non può difendersi da solo. Per questo continueremo a chiedere che venga cercata una soluzione legittima e concreta. Settanta vite meritano qualcosa di più di un atto amministrativo», conclude il vicesegretario degli azzurri campani.

