WASHINGTON – Donald Trump ha momentaneamente accantonato l’idea di una nuova escalation militare contro l’Iran, temendo che un’offensiva più ampia possa consumare le già ridotte scorte di intercettori Patriot e altre munizioni cruciali per la difesa aerea americana in Medio Oriente. Lo rivela il New York Times, citando due fonti informate sul vertice tenuto venerdì alla Casa Bianca. Secondo il quotidiano, il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, avrebbe avvertito che un aumento dei combattimenti potrebbe svuotare le riserve disponibili per il Centcom, compromettendo la capacità di difesa delle basi e delle navi Usa nell’area. La questione delle scorte è diventata uno dei fattori più delicati nelle valutazioni strategiche: gli intercettori Patriot sono fondamentali per proteggere truppe e infrastrutture, la loro produzione richiede tempi lunghi, il Medio Oriente è in una fase di instabilità crescente. Secondo il Nyt, Trump e i suoi collaboratori temono che una nuova escalation possa provocare: un ampliamento del conflitto regionale, l’allontanamento degli alleati del Golfo, vulnerabili agli attacchi iraniani, una crisi economica globale, un aggravamento della crisi energetica, nuovi flussi di profughi. La diplomazia, intanto, è in stallo: gli ultimi attacchi americani non hanno prodotto un effetto deterrente significativo sull’Iran. Il direttore della comunicazione Steven Cheung ha ribadito la linea ufficiale: «Il presidente ha sempre detto di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l’Iran proseguisse con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati». Cheung ha aggiunto: «Dopo sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, per l’Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato. Altrimenti sanno bene cosa accadrà». Trump valuta come procedere soprattutto sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per il traffico petrolifero mondiale. La ripresa delle ostilità nelle ultime due settimane ha contribuito alla risalita dei prezzi della benzina, aumentando la pressione politica interna. Secondo il New York Times, pochi – forse nessuno – tra i consiglieri più vicini al presidente ritengono saggia una nuova escalation militare. La combinazione di rischi strategici, fragilità delle scorte e instabilità regionale rende l’opzione militare altamente problematica.

