Delmastro: «Nessun problema sul deposito delle chat. Dimostreranno la mia totale estraneità».

La Procura valuta il conflitto d’attribuzione

ROMA – «Apprendo che il legale del sig. Carroccia starebbe depositando le famose chat. Non ho alcun problema che ciò avvenga». Così Andrea Delmastro interviene sulla vicenda delle conversazioni con Mauro Caroccia, al centro dell’inchiesta sulla Bisteccheria d’Italia. Il deputato di FdI ribadisce che quelle interlocuzioni erano «di carattere amichevole» e che «il deposito delle chat dimostrerà, finalmente e senza ombra di dubbio, la totale estraneità non solo del sottoscritto, ma anche dell’attività di ristorazione a qualsivoglia logica criminale». Delmastro ricorda di aver presentato una memoria alla Giunta per le autorizzazioni «senza prendere posizione» sulla consegna delle chat, «non perché non creda nelle garanzie costituzionali», ma perché «personalmente coinvolto». Ora, sostiene, «sono salve le prerogative parlamentari previste dalla Costituzione». Dopo il no della Giunta all’acquisizione delle chat, la Procura di Roma sta valutando di sollevare un conflitto d’attribuzione davanti alla Consulta. Tutto dipenderà dal voto in Aula del 30 luglio, che si preannuncia infuocato: centrodestra e opposizioni promettono scintille. Il presidente della Giunta, Devis Dori, ha annunciato che in Aula ci sarà anche un relatore di minoranza, richiesto dalle opposizioni. Durissimo il presidente del M5s Giuseppe Conte: «L’intera maggioranza di destra vota per scudare Delmastro impedendo alla Procura di acquisire chat ritenute essenziali. Come si può essere così spudorati nel intestarsi battaglie per la legalità quando poi si ostacolano indagini su un clan mafioso?». Il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia aggiunge: «No ai processi sommari, ma anche no alle immunità politiche». Di segno opposto il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni: «Delmastro non è indagato ed è estraneo all’indagine, qualsiasi acquisizione sarebbe inutilizzabile. Nessuno vuole proteggerlo». Balboni ricorda che «nel 2024 il Pd votò per l’inutilizzabilità delle chat relative a indagini su propri esponenti». La vicenda rischia di riaccendere lo scontro tra Piazzale Clodio e l’esecutivo. Dopo il caso Almasri e le tensioni sul rilascio del generale libico, la Consulta ha appena dichiarato ammissibile un altro conflitto tra poteri dello Stato, quello sollevato dalla Camera contro il Tribunale dei ministri per il caso Giusi Bartolozzi. L’udienza pubblica è attesa dopo l’estate. Intanto emerge un nuovo capitolo: i magistrati romani hanno aperto un’indagine anche sul Ponte sullo Stretto, l’opera simbolo del governo Meloni.

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