WASHINGTON- La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase ancora più pericolosa. Per la tredicesima notte consecutiva, il CentCom ha confermato nuovi raid contro obiettivi militari iraniani, mentre a Teheran e nel sud del Paese si sono attivati i sistemi di difesa aerea con esplosioni udite ad Ahvaz e Bandar Abbas. I media iraniani parlano di attacchi anche su Kuwait, Bahrein e Giordania, in una spirale di ritorsioni che coinvolge ormai l’intera regione. Il presidente Donald Trump ha annunciato che «da ora in poi tutti i danni alle navi saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono». Una dichiarazione che ha provocato la dura reazione di Teheran: il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito la misura un «precedente esplosivo», avvertendo che «una volta normalizzata la confisca, nessun bene sarà al sicuro». Araghchi ha poi ribadito che qualsiasi Paese che “partecipi, collabori o assista” gli Usa sarà ritenuto responsabile, evocando il diritto dell’Iran alla «legittima autodifesa». Nella notte, esplosioni sono state segnalate anche nei pressi dell’aeroporto di Erbil, sede delle truppe della coalizione internazionale. Avvistati droni sorvolare la città e colonne di fumo nella zona dello scalo. Secondo il Wall Street Journal, Bahrein e Kuwait avrebbero condotto attacchi diretti in Iran all’inizio del mese, colpendo depositi di droni e missili con jet inviati segretamente. L’intelligence sui bersagli sarebbe stata fornita dagli Emirati Arabi Uniti. Il generale Ali Abdullahi, comandante del quartier generale centrale delle forze armate iraniane, ha annunciato una nuova «equazione sul campo di battaglia»: «Per ogni iraniano ucciso nei raid, uccideremo un soldato americano». E ha aggiunto: «Abbiamo preparato per voi biglietti gratuiti e diretti per l’inferno». I pasdaran hanno inoltre invitato i civili che vivono vicino alle basi Usa in Medio Oriente a mantenersi a 500 metri di distanza, sostenendo che i militari americani si sarebbero «nascosti nelle città». Secondo Axios, Stati Uniti e Regno Unito stanno discutendo una conferenza a Londra per creare una coalizione internazionale a difesa dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale del traffico petrolifero mondiale. Il governo britannico, guidato da Andy Burnham, ha risposto alle minacce iraniane assicurando che il Regno Unito è «pronto a difendersi 24 ore su 24». Teheran aveva definito le basi britanniche «obiettivi legittimi» per la loro collaborazione con gli Usa. L’ambasciata americana a Tel Aviv ha diffuso un avviso di sicurezza: possibili cancellazioni di voli, chiusura dello spazio aereo e «escalation imprevista». I cittadini statunitensi sono invitati a «rimanere vigili». Secondo il Wall Street Journal, Trump sarebbe «in modalità vendetta» contro Teheran, sempre più convinto che «l’unica lingua che l’Iran capisce è quella della forza militare». Il presidente avrebbe espresso frustrazione per la difficoltà di individuare interlocutori affidabili nella leadership iraniana. Intanto il Pentagono ha aggiornato il numero dei militari Usa uccisi nella guerra: da 18 a 14, secondo il New York Times.

