Il presidente USA: «Sono vicino a una decisione»

WASHINGTON / TEHERAN – La crisi tra Stati Uniti e Iran entra
in una fase di massima tensione. Donald Trump, intervistato da Axios, ha
dichiarato di essere “vicino a una decisione su un attacco massiccio, più
grande di qualsiasi altro”, pur precisando di non aver ancora scelto in via
definitiva. Una frase che pesa come un macigno in un contesto già infiammato da
raid, attacchi alle petroliere e minacce reciproche. Nella notte, il Comando
Centrale americano (CentCom) ha confermato la dodicesima serie consecutiva di
raid contro obiettivi militari iraniani: infrastrutture marittime, depositi di
missili e droni, sistemi di difesa aerea, siti di sorveglianza costiera. Axios
rivela che gli Stati Uniti hanno impiegato anche il superbombardiere B1, capace
di trasportare un carico bellico superiore a qualsiasi altro velivolo della
flotta USA. Una scelta che segnala una escalation qualitativa della campagna
militare. Sul fronte marittimo, la situazione è precipitata: Nel Mar Rosso, gli
Houthi yemeniti hanno rivendicato l’attacco a due petroliere saudite, “Encelia”
e “Layla”, accusate di aver violato il blocco navale. Missili balistici, droni
e cruise avrebbero provocato vastissimi incendi a bordo. Almeno nove navi hanno
fatto dietrofront a Bab alMandab. A Hormuz, i Pasdaran iraniani affermano che
tre petroliere sostenute dagli USA hanno tentato di attraversare la rotta
minata: una sarebbe esplosa e presa fuoco, le altre due avrebbero invertito la
rotta. Teheran avverte: «Se gli USA colpiscono le nostre infrastrutture, non
passerà nemmeno una goccia di petrolio». L’escalation militare ha
immediatamente scosso i mercati: Brent a 98,77 dollari (+5%), WTI a 90,71
dollari (+4,4%), Gas TTF Amsterdam a 61,58 euro/MWh. La chiusura di Hormuz – da
cui transita circa un quinto del petrolio mondiale – rappresenta lo scenario
più temuto dagli analisti. Il presidente USA, su Truth Social, ha accusato
Teheran di essere direttamente responsabile delle operazioni degli Houthi nel
Mar Rosso, definendosi “molto deluso” dal comportamento del gruppo yemenita. Il
segretario di Stato Marco Rubio, a Manila per il vertice ASEAN, ha affermato
che la dottrina americana verso l’Iran è: «Testa per occhio». Secondo Rubio,
gli Houthi sarebbero stati “raggirati” dall’Iran e indotti ad attaccare le navi
saudite. Ha aggiunto che Teheran “implora un accordo”, ma “non è pronta a
negoziare”. Amman ha dichiarato di aver intercettato tre missili e sei droni
lanciati dall’Iran contro alleati degli USA nella regione. Nessuna vittima.
Trump ha confermato che l’intesa sul nucleare civile con Riad sarà approvata
solo se l’Arabia Saudita aderirà agli Accordi di Abramo, condizione definita
“indispensabile”.

