Zelensky: «La Casa Bianca vuole chiudere la guerra entro l’estate»

Chiudere il conflitto russo-ucraino al più tardi entro l’inizio dell’estate. Sarebbe questo l’obiettivo della Casa Bianca, intenzionata a liberarsi dell’onere di una mediazione diplomatica che – evidentemente – si è rivelato essere più pesante di quello immaginato da Donald Trump al momento del suo insediamento. A rendere noto il calendario immaginato dall’amministrazione statunitense è il presidente ucraino Zelensky, all’indomani della conclusione della nuova tornata di colloqui trilaterali svoltisi negli Emirati Arabi.
Una tempistica che consentirebbe a Trump ed ai suoi di concentrarsi sulle elezioni di medio termine, un appuntamento politicamente complesso per l’amministrazione soprattutto dopo le violente polemiche legate all’intervento dell’Ice a Minneapolis.
Per raggiungere l’obiettivo della pace – o almeno della fine della guerra – la Casa Bianca sarebbe pronta ad esercitare forti pressioni diplomatiche su Russia ed Ucraina. Ipotesi che non sorprende, considerato che già da tempo Kiev è costretta a fare i conti con le richieste americane di ammorbidire le proprie posizioni su alcuni punti chiave della trattativa in corso, in modo particolare sugli assetti territoriali post-bellici e sul futuro della regione del Donbass (rivendicata da Mosca come pegno irrinunciabile per arrivare alla fine del conflitto). Nel corso dei colloqui di Abu Dhabi, inoltre, la delegazione statunitense avrebbe chiesto agli ucraini di lavorare per arrivare alle elezioni politiche e presidenziali a maggio – il voto è stato sospeso a causa della guerra – e di tenere contestualmente un referendum con cui gli elettori dovrebbero approvare il piano di pace. Un traguadro, quello di magio,m che le autorità ucraine giudicano a dir poco utopistico, sottolineando come per organizzare una tornata elettorale occorrerebbero almeno dei mesi.
Al netto delle scadenze ipotizzate, nella richiesta statunitense la parte più interessante è quello che non detto espressamente, ovvero che con il voto referendario gli ucraini sarebbero chiamati a mandar giù i bocconi più amari, ad iniziare dalla possibile – probabile? – cessione di quella parte del Donbass, circa il 10%, ancora controllato dall’esercito ucraino e teatro dei maggiori sforzi offensivi da parte dei russi in questa fase del conflitto.
Nel corso del suo colloquio con la stampa Zelensky ha anche rivelato il contenuto di un’intesa tra russi ed americani di cui sarebbe venuto a conoscenza grazie ai servizi d’intelligence di Kiev. Per il presidente ucraino Washington e Mosca sarebbero pronte a firmare accordi economici bilaterali per un valore di oltre 12mila miliardi di dollari, compresi accordi che potrebbero avere impatto diretto sull’Ucraina.
Che le fonti d’intelligence ucraine abbiano colto nel segno o meno, la volontà di riprendere la collaborazione economica tra Stati Uniti e Federazione Russa non è certo un mistero: già in occasione del loro incontro in Alaska Trump e Putin hanno evidenziato le possibilità derivanti da una rinnovata collaborazione tra i due Paesi, dicendosi pronti a mettere in cantiere progetti congiunti al termine del conflitto. Una prospettiva non solo economica per gli Stati Uniti, ma anche politica: offrire a Mosca una sponda economica significa allentare il suo legame con Pechino. Un abbraccio che la Russia sopporta, ma non ama.

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