Un accordo su base decennale destinato a rafforzare l’aeronautica e la difesa antiaerea ucraina: questo il risultato principale della visita di Volodimir Zelensky a Parigi, dove è stato accolto dal presidente Emmanuel Macron.
Oltre ad incassare il pieno sostegno politico dalla Francia, il presidente ucraino ha siglato un accordo destinato all’acquisizione di cento aerei da combattimento Rafale, droni, batterie missilistiche antiaeree, munizioni. Sulla carta un pacchetto militare molto consistente, tuttavia un dettaglio contribuisce ad inquadrare il tutto in una più esatta prospettiva: il tempo.
I cento Rafale saranno di nuova produzione, così come le batterie antiaeree, dunque né aere né missili raggiungeranno in tempi brevi l’Ucraina, anzi. Per quel che riguarda i Rafale, poi, ci sono da aggiungere i tempi – non brevi – necessari all’addestramento dei piloti.
Insomma, inquadrato in questa prospettiva l’accordo Zelensky – Macron sembra rivolto più ad una ricostituzione delle forze armate ucraine che a un contributo diretto in questa fase critica del conflitto. Sul campo, infatti, la situazione resta critica per gli ucraini, alle prese non solo con la perdita dei bastioni difensivi di Pokrovsk e Mirnograd in Donbass, ma anche con la pericolosa puntata offensiva russa a Zaporizhia.
Qui l’esercito di Mosca è riuscito ad incunearsi in un settore dove le linee difensive ucraine sono quasi inesistenti, minacciando così da nord-est la citta di Huljajpole. Finora quest’ultima ha resistito a tutti gli attacchi russi portati da sud, protetta da un solido sistema difensivo, un assalto da nord potrebbe ribaltare la situazione, consentendo ai russi di prendere il controllo di un importante snodo logistico e difensivo del settore.

