William Poths, l’inglese che portò il gioco del calcio a Napoli

Quando si parla delle origini del calcio a Napoli, il nome che emerge con forza e fascino storico è quello di William Poths, un personaggio poco conosciuto dal grande pubblico, ma fondamentale per comprendere come uno sport nato nelle strade di Londra sia diventato, nel tempo, una delle passioni più profonde del popolo napoletano. Inglese di nascita ma napoletano d’adozione, Poths fu tra i primi a diffondere il gioco del football nel capoluogo campano, gettando le basi per quella che oggi è una delle realtà calcistiche più amate d’Italia e del mondo: la SSC Napoli.
Ma chi era William Poths?
William Poths nacque in Inghilterra nella seconda metà dell’Ottocento. Nonostante non si abbiano molte notizie dettagliate sulla sua biografia, sappiamo che era un impiegato delle Ferrovie Meridionali, società con capitale inglese operante nel Sud Italia durante un periodo di grande fermento infrastrutturale. Poths era quindi parte di quella folta comunità anglosassone che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, viveva a Napoli per motivi commerciali, tecnici o industriali.
Come molti connazionali, Poths portava con sé una grande passione per il football, che in Inghilterra era già stato codificato e si stava diffondendo rapidamente come sport nazionale. Fu proprio questa passione, unita alla volontà di ricreare un senso di comunità tra gli inglesi residenti a Napoli, a spingerlo verso la creazione di una società sportiva.
Il 1905 è l’anno cruciale. Insieme a un altro inglese, Hector Bayon, e a un piccolo gruppo di italiani e britannici residenti a Napoli, William Poths fonda il Naples Foot-Ball & Cricket Club. Il nome è significativo: il calcio e il cricket erano considerati sport “gentleman”, tipici della cultura anglosassone, ed era naturale che venissero praticati entrambi.
Il club aveva come obiettivo principale quello di promuovere l’attività sportiva tra gli stranieri residenti e, al contempo, coinvolgere anche la popolazione locale. La prima sede fu stabilita a Piazza Vittoria, mentre le prime partite venivano giocate sul campo del Poligono di Tiro a Segno della Riviera di Chiaia, uno dei pochi spazi adatti allo scopo.
La primissima partita documentata risale al febbraio 1905, quando il Naples FC affrontò una squadra formata da marinai inglesi della nave “Arabik”, attraccata nel porto di Napoli. Il match terminò 3-0 per i partenopei, segnando così l’inizio ufficiale del calcio giocato in città. Il merito di William Poths non fu solo quello di fondare una squadra, ma di fare da ponte culturale tra due mondi diversi: l’Inghilterra del football e la Napoli dell’inizio Novecento, ancora legata a tradizioni popolari, ma già proiettata verso la modernità. Attraverso il calcio, Poths contribuì a creare un nuovo linguaggio sociale, accessibile e inclusivo. Il football divenne uno spazio di incontro tra le classi emergenti napoletane e l’élite straniera. Lo sport non era più solo svago, ma un veicolo di coesione sociale e identitaria.
Ben presto, la squadra cominciò a giocare partite amichevoli contro club di altre città italiane e contro formazioni militari. Tuttavia, nonostante l’entusiasmo, i primi anni non furono semplici: il calcio era ancora uno sport elitario e poco diffuso nel Sud, dove la tradizione sportiva era dominata dalla ginnastica e, in parte, dal ciclismo.
Nel 1912, da una scissione interna al Naples FC, nacque una nuova squadra: l’Internazionale Napoli, composta prevalentemente da giocatori italiani. Questa divisione segnò una prima tappa nello sviluppo di un calcio più “popolare” e meno legato all’élite anglosassone.
Le due squadre, il Naples e l’Internazionale, si sfidarono per anni in infuocati derby cittadini, contribuendo ad accendere l’interesse del pubblico napoletano verso il calcio. Fu solo nel 1922 che le due società decisero di fondersi, dando vita all’Internaples, base dell’attuale SSC Napoli fondata ufficialmente nel 1926 con l’appoggio del regime fascista, intenzionato a rafforzare la presenza del Sud nei campionati nazionali.
Sebbene a quell’epoca William Poths fosse ormai defilato dalle cronache sportive, il suo contributo era già scolpito nella storia del calcio napoletano.
Oggi il nome di William Poths non figura nei grandi stadi, né campeggia su targhe o monumenti, eppure la sua eredità è ovunque.
Ogni volta che il Napoli scende in campo al “Maradona” davanti a 50.000 tifosi in delirio, c’è un frammento del sogno che Poths iniziò a costruire oltre un secolo fa, in una città che imparava a conoscere il football attraverso i passi e i racconti di un impiegato inglese.
Poths fu un pioniere silenzioso, un costruttore di ponti tra mondi diversi.
Non cercava gloria personale, ma un campo dove far rotolare un pallone e condividere una passione. E quella passione, oggi, arde ancora nel cuore di milioni di tifosi napoletani. In un’epoca dove il calcio è diventato business globale, la figura di William Poths ci ricorda le origini autentiche di questo sport: incontri, comunità, identità. Napoli ha avuto il suo primo amore calcistico grazie a lui. E non lo ha mai dimenticato.

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