Riprenderanno domenica, ancora ad Abu Dhabi, i colloqui trilaterali per la ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina. Anche in questa seconda tornata di colloqui – che potrebbe durare due giorni, secondo fonti del Cremlino – l’attenzione di concentrerà sugli aspetti maggiormente problematici per il raggiungimento di un’intesa, ad iniziare dalla questione dell’assetto territoriale post-bellico.
E non solo, come è emerso dalla laconica risposta – «Non credo» – dell’assistente del Cremlino Yuri Ushakov alla domanda di un giornalista che chiedeva se la questione territoriale fosse l’unica ancora in sospeso. Nessuna indicazione è arrivata da Ushakov su quali siano gli altri punti critici per la definzione di un accordo che porti alla fine delle ostilità.
E mentre statunitensi, russi ed ucraini preparano delegazioni e dossier in vista dell’appuntamento negli Emirati Arabi, da diversi Paesi europei arrivano ferme prese di posizione dopo le critiche che da Davos il presidente ucraino Zelensky ha rivolto all’Unione Europea, accusata di sostenere in maniera troppo timida lo sforzo bellico di Kiev.
Reazioni che vann facendosi via via più nette con il trascorrere dei giorni. Dal cancelliere tedesco Merz, ad esempio, è arrivata una chiusura totale all’ipotesi di un accesso rapido dell’Ucraina all’Unione Europea, come più volte richiesto da Kiev. «L’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea il 1° gennaio 2027 – ha detto il cancelliere – è fuori questione.Tutti i membri, Ucraina compresa, che desiderano aderire all’Unione Europea devono soddisfare i criteri di Copenaghen. Possiamo gradualmente avvicinare l’Ucraina all’Unione Europea lungo questo percorso, ma un’adesione così rapida non è semplicemente fattibile».

