Sono iniziati ieri pomeriggio e quasi certamente si protrarrano anche nella giornata di oggi i colloqui tra Stati Uniti, Russia ed Ucraina, ritrovatisi ad Abu Dhabi nel tentativo di raggiungere un’intesa che possa porre fine al conflitto scoppiato ormai quattro anni fa.
Tutte le indicazioni lasciano supporre che sul tavolo della discussione vi sarà l’unico punto realmente decisivo: il nuovo assetto territoriale postbellico. Fonti del Cremlino alla vigilia del vertice hanno detto che Mosca al momento sta considerano la “formula di Anchorage”, ovvero quella maturata nel corso dell’incontro tra Trump e Putin: ritiro delle truppe ucraine da quella parte di Donbass ancora sotto il loro controllo – circa 5mila chilometri quadrati, pari al 20% dell’intera regione – e congelamento del fronte lungo la linea attuale.
Ipotesi, questa, sempre respinta con forza da Kiev, secondo cui ogni cessione di territorio non conquistato dall’esercito russo è inaccettabile. Tuttavia le pressioni statunitensi sull’Ucraina perché si arrivio ad un accordo si fanno sempre più forti.
Per spingere Kiev ad accettare la perdita completa del Donbass gli Stati Uniti sarebbero pronti ad offrire garanzie di sicurezza all’Ucraina – lo stesso Zelensky nei giorni scorsi ha detto che un accordo in tal senso è praticamemte pronto – e a mettere sul tavolo risorse economiche. Stando alle in discrezioni circolate sulla stampa statunitense in ballo ci sarebbero 800 miliardi di dollari che Washington sarebbe pronta a mettere a disposizione per la ricostruzione dell’Ucraina a guerra finita.

