«Ventidue anni di traguardi, emozioni e pagine indimenticabili della storia di questo club». Un tweet per celebrare un compleanno speciale. Il Napoli tende la mano al suo condottiero e ricorda una data, quella del 10 settembre, che per la Napoli calcistica ha il sapore del Rinascimento. Un cammino lungo e tortuoso, iniziato dal ritiro di Paestum senza palloni nel 2004 e arrivato a toccare le vette d’Italia con due Scudetti e d’Europa con una semifinale d’Europa League nell’era Benitez e con quella sconfitta ai quarti di finale di Champions League nell’anno dello Scudetto con Spalletti che ancora brucia. Sguardo rivolto al passato, perché dal post-Conte al momento non arrivano gioie. Anzi, i messaggi che arrivano dal campo e dalla società non fanno dormire sonni tranquilli. Le tre sconfitte di fila hanno sottolineato quanto il progetto di Restaurazione azzurra dopo l’era Conte, cercando di ottimizzare le spese ingenti con il tecnico salentino in panchina, non stiano pagando. Il Napoli è una squadra in difficoltà, alle prese con un’involuzione tattica, tecnica ed anche emotiva preoccupante. Allegri prova a tenere la barra dritta, parla di momento passeggero e di tempo a disposizione per aggiustare classifica e condizione. Ma il sentore di una squadra logora, spenta, a fine ciclo, ora si fa fortissimo.
E De Laurentiis? Dov’è finito il patron battagliero e sanguigno? Al Maradona non ha messo piede né col Como, né con l’Arsenal, lasciando al figlio Edo anche la gestione del pranzo Uefa con i Gunners. Una scelta precisa oppure qualche riflessione su un progetto arrivato ad un punto di non ritorno. Il Napoli ha spinto sull’acceleratore, è andato oltre i suoi limiti, si è imposto come un progetto in salute, vincente. Ma ora deve fare i conti con quella che appare come una ‘decrescita felice’. Intorno a sé, gli altri hanno emulato la strategia e hanno ripreso a rinforzarsi, a scovare talenti, ad avere forza per nuovi investimenti, idee e progettualità. Il Napoli si è sviluppato lontano del terreno di gioco, è fiore all’occhiello per tutte le voci che affiancano il campo. Non ha mai risolto il delicato tema delle infrastrutture. E poi co sono sono i risultati a fare la differenza. Il campo dice che col Bologna sarà già un bivio stagionale. E intanto De Laurentiis sceglie il silenzio incassando la contestazione degli ultras. Una ferita riaperta dopo lo scontro dialettico delle scorse settimane con ripercussioni anche sui vessilli autorizzati ad entrare per la sfida di Champions. Insomma, un’aria frizzante. In attesa della sterzata del patron.

