Tra le più grandi piazze di spaccio della Campania c’è il carcere di Poggioreale. A denunciare quello che, a prima vista, può sembrare un paradosso è il Fsa-Cnpp-Spp, sindacato della Polizia Penitenziaria che ha deciso di denunciare pubblicamente un fenomeno sottostimato e difficile da contrastare nelle condizioni in cui attualmente versa il sistema penitenziario non solo campano, ma nazionale.
A dar forza alla presa di posizione dell’organizzazione sindacale i numeri dei sequestri di droga effettuati nelle ultime settimane all’interno del carcere partenopeo: un chilo di hashish e 45 grammi di cocaina. A livello nazionale nel corso del 2025 controlli ed ispezioni hanno portato al sequestro di ben 65 chilogrammi di stupefacenti.
«È da tempo – dice Aldo Di Giacomo, rappresentante del Fsa-Cnpp-Spp – che denunciamo che il carcere di Poggioreale è una delle maggiori piazze di spaccio di droga persino rispetto a quelle esterne ai penitenziari. I ritrovamenti degli ultimi giorni sono solo la conferma».
Ma non ci sono solo hashish e cocaina tra le sostanze stupefacenti sequestrate: all’interno delle celle arrivano anche le “nuove droghe”, in particolare quelle sintetiche, estremamente pericolose per la salute di chi ne fa uso. Segno che negli ultimi tempi il mercato della droga si è evoluto anche all’interno degli istituti di pena italiani, non solo nelle tradizionali piazze di spaccio. « Anche se più recente – sottolinea Di Giacomo – molto pericoloso è l’ingresso nelle celle di “blu punisher” (pasticche di ecstasy tra le più pericolose in circolazione, nda) e di altri tipi di pasticche». Tra queste anche quelle prodotte “artigianalmente” impiegando una miscela di farmaci abitualmente utilizzati per terapie mediche di uso comune: è così che nascono perisolosi mix di contramal, stinox, lentomil e finanche tachipirina. Droghe da ingurgitare o sniffare, in un campionario quanto mai variegato che comprende anche cerotti alla morfina e francobolli con colla ricavata da stupefacenti.
Un fenomeno cangiante e proprio per questo ancor più pericoloso, come denuncia il sindacato: «Spaccio e consumo – dice ancora Di Giacomo – hanno subito cambiamenti notevoli che il personale penitenziario non è certo in grado di cogliere e tanto meno contrastare». Anche perché cronicamente sotto organico, dunque costretto a grandi sforzi per tenere sotto controllo una popolazione carceraria che, come evidenziano tutte le statistiche in merito, eccede notevolmente la capacità nominale delle carceri italiane.
Il fenomeno dello spaccio e del consumo di droghe all’interno dei penitenziari non ha solo evidenti ricadute negative sulla vita dei reclusi – negli ultimi mesi sono tre i detenuti morti per complicazioni legate all’assunzione di stupefacenti – ma rappresenta un colossale affare per le organizzazioni criminali. Con un importante corollario: controllare lo spaccio nelle carceri contribuisce a rafforzare la posizione dei clan. «Ad oggi – conclude Di Giacomo – si sono perse le tracce dei ripetuti annunci del ministro Nordio sulle misure alternative per tossicodipendenti e le case accoglienza che se esistono non sono in grado di assistere che qualche centinaio di persone con problema droga».

