Se il destino si è divertito e non poco nel disegno del cammino playoff della Salernitana, la sensazione è che ci sia qualcosa di scritto. Prima l’esordio nel doppio derby con la Casertana del 10 maggio, diventato dopo due promozioni in A ufficialmente il Capodanno granata. Poi l’occasione di ritrovarsi faccia a faccia con Andrea Mandorlini, per una rivincita così gustosa che il food porn è roba da salutisti. E ora il Brescia, in un altro giorno particolarmente sentito da un’intera comunità. In campo il 24 maggio, da quel maledetto pomeriggio del 1999, una cicatrice che mai si chiuderà, e che pure però brucia un po’ di più a ogni anniversario. Ciro-Peppe-Enzo e Simone, nemmeno 80 anni in quattro, spesso letti tutti insieme d’un fiato, come un unico lutto. Da queste parti non c’è bisogno di aggiungere il cognome per capire, e per commuoversi. Inevitabile che il sogno di ritornare in serie B si intrecci con il ricordo dei quattro angeli del treno di ritorno da Piacenza, che invece in trasferta sognavano di difendere la preziosa permanenza in serie A. E di fronte un’altra squadra “del destino”, quel Brescia che proprio insieme alla Salernitana lo scorso anno fu tra le formazioni più penalizzate dal pasticciaccio dei playout messo in scena dalle istituzioni calcistiche. Salvi sul campo, i lombardi di Cellino sono stati penalizzati e di fatto sbattuti fuori dalla porta principale, alla Salernitana toccò sfidare non più un Frosinone (oggi in A e allora sulle gambe), ma una Sampdoria sospinta da un intero popolo blucerchiato (e non solo, si osa dire da queste parti). Entrambe costrette a ripartire dalla serie C, entrambe incapaci di lottare realmente per la promozione in stagione regolare (Vicenza e Benevento hanno dominato i rispettivi gironi), entrambe “rinate” dopo i cambi in panchina. Cosmi per Raffaele, Corini per Diana, e con la forza dei piccoli passi in avanti una crescita globale sotto tanti punti di vista. Sponda granata, specie dopo l’affermazione autoritaria di Ravenna (sesta vittoria nelle ultime sette), difficile anche solo pensare di poter toccare qualcosa che possa interrompere un flusso magico (per dirla alla Tascone). E allora all-in sulla continuità, con la consapevolezza che tra le armi a disposizione in panchina ora si può annoverare anche un certo Roberto Inglese: oltre ad Achik, Capomagio, Gyabuaa, mica male…
Si riparte quindi dal 3-4-1-2: davanti a Donnarumma, Matino preferito nuovamente a Berra nel ruolo di centrale di destra della difesa chiusa da Golemic e Anastasio. In mediana de Boer e magic Tascone confermati, così come Cabianca e Villa sulle corsie laterali, con Ferraris a raccordo tra centrocampo e attacco e Ferrari e Lescano pronti a colpire in area di rigore. Solo dopo sarà tempo di capire come eventualmente modificare in corso d’opera e riflettere anche sulla questione diffidati (lista lunga). Di fronte un Brescia che ha gestito agevolmente il doppio turno con il Casarano e che ha più giorno di riposo nelle gambe, ma Corini dovrà almeno inizialmente risparmiare Marras e far a meno di Sorensen (oltre a Guglielmotti e De Francesco).
All’Arechi sarà occasione per rinnovare anche uno storico gemellaggio, nato purtroppo pure dal dolore. E dalla scomparsa nel maggio del ’97 di Roberto Bani, caduto da una tribuna e ricoverato fino all’ultimo respiro al Ruggi di Salerno. L’ospitalità degli ultras granata nei confronti dei supporters lombardi e dei familiari dello stesso Bani fece nascere un rapporto ancora oggi saldissimo, che saprà anche in questa occasione andare al di là dei risultati. La cornice, inutile dirlo, sarà ancora una volta da brividi: quota 24mila ad un passo.

