Potrebbe tenersi alla fine di questa settimana una nuova tornata di incontri tra Stati Uniti, Russia ed Ucraina; obiettivo far procedere il complesso cammino diplomativo verso la ricerca di una soluzione al conflitto che taglia oggi il traguardo del quarto anno.
A dare notizia del probabile prosieguo dei colloqui – dopo l’ultima tappa di Ginevra, chiusasi rapidamente per la distanza tra le parti – è Kyrylo Budanov, capo dello staff del presidente ucraino Volodimir Zelensky. «Penso che sarà alla fine della settimana. – ha detto Budanov – Non è un segreto che i negoziati non siano facili, ma stiamo sicuramente andando avanti e ci stiamo avvicinando al momento in cui tutte le parti dovranno prendere decisioni definitive: se continuare questa guerra o passare alla pace».
È lo stesso Budanov ad annunciare che la nuova tornata di colloqui – per cui non è stata ancora annunciata la sede – sarà accompagnata da uno scambio di prigionieri, quale gesto di buona volontà negoziale.
Sul fronte comunitario, intanto, il conflitto russo-ucraino si conferma elemento di profonda divisione all’interno dell’Unione Europea. La commissione avrebbe voluto varare un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Federazione Russa – il ventesimo – in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, ma il veto ungherese ne ha impedito l’adozione. Così come il no di Budapest ha impedito anche l’erogazione di un nuovo prestito da novanta miliardi di euro in favore di Kiev.
All’origine del doppio veto dell’Ungheria la controversia che oppone Budapest – ma anche Bratislava e, in misura minore, Praga – a Kiev, ovvero il blocco delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, che rifornisce di greggio russo le raffinerie ungheresi e slovacche. Due nazioni alle prese con una grave crisi energetica, con la Slovacchia costretta a far ricorso alle scorte strategiche per far fronte alla sospensioni delle importazioni attraverso il Druzhba.
«Dipende dall’Ucraina – ha detto il primo ministro ungherese Orban – decidere se riavviare o meno le spedizioni attraverso l’oleodotto. È sempre più chiaro che ci troviamo di fronte a un aperto ricatto politico. Il governo ungherese non cede a nessun ricatto».
Ieri, inoltre, la Slovacchia ha deciso di bloccare le forniture di energia elettrica all’Ucraina, sempre come risposta al blocco delle importazioni di petrolio.
La stanchezza di guerra è sempre più evidente. E non solo a Kiev.

