Chi si aspettava che dalla due giorni di colloqui ad Abu Dhabi tra russi, americani ed ucraini potesse scaturire un’intesa in grado porre fine al conflitto in Ucraina è rimasto certamente deluso, tuttavia se si guarda con maggiore freddezza a quel che accaduto negli Emirati Arabi Uniti c’è – probabilmente – la possibilità di trarre una valutazione meno negativa da questa tornata di discussioni.
In primis, va sottolineato come avere allo stesso tavolo contemporaneamente russi ed ucraini sia di per sé un progresso, considerato che finora un confronto diretto è stato quasi impossibile. Inoltre è stato lo stesso Zelensky a sottolineare come «il fulcro delle discussioni erano i possibili parametri per porre fine alla guerra», insomma individuare un percorso possibile per arrivare alla conclusione del conflitto. Un risultato che sembra essere stato raggiunto, considerato che tanto gli ucraini quanto i russi hanno annunciato che già la prossima settimana potrebbero esserci nuovi incontri tra le due delegazioni, ovviamente sempre con la partecipazione statunitense. I militari presenti nelle due delegazioni – affiancati da colleghi statunitensi – avrebbero già individuati alcuni punti che potrebbero essere oggetto di una ulteriore fase di confronto. Quasi certamente saranno ancora una volta gli Emirati Arabi Uniti ad ospitare il vertice. Del resto è stato lo stesso presidente ucraino a sottolineare come le discussioni di questi due giorni siano state «costruttive».
Come ampiamente anticipato a dividere russi ed ucraini è principalmente la sorte delle due regioni del Donbass, di cui Mosca controlla la totalità di Lugansk e l’80% di Donetsk. La cessione dei 5mila chilometri quadrati ancora in mano all’esercito ucraino è considerata inaccettabile da Kiev – anche per motivi politici e di tenuta del fronte interno a causa della strenua opposizione delle forze nazionaliste -mentre per Mosca resta un obiettivo irrinunciabile. «Il ritiro delle forze armate ucraine dal Donbass è importante e si stanno prendendo in considerazione diversi parametri di sicurezza al riguardo» ha affermato una fonte russa presente ai colloqui di Abu Dhabi.
Le trattative negli Emirati Arabi, tuttavia, non hanno arrestato o rallentato le azioni militari: nel corso della notte tra venerdì e sabato le forze aeree e missilistiche russe hanno lanciato uno degli attacchi più pesanti sulle centrali e sulla rete elettrica ucraina. Nel mirino, in particolare, le strutture delle due regioni di Kiev e Kharkiv, già duramente colpite nelle prime settimane del nuovo anno.
A seguito dei raid – nel corso dei quali sono stati impiegati poco meno di 400 droni e circa 85 missili di vario tipo, tra cui anche gli ipersonici Zircon – buona parte della capitale ucraina e della città di Kharkiv (la seconda del Paese) è rimasta la buio. E spesso senza acqua potabile e riscaldamenti, mentre la temperatura è abbondantemente sotto lo zero.
La campagna aerea russa ha ridotto le capacità di produzione energetica ucraina di oltre il 60%, danneggiando seriamente anche la rete di distribuzione dell’energia, così da rendere più difficile il ricorso ad acquisti dall’estero. Due i principali obiettivi perseguiti dai russi: ridurre, se non addirittura paralizzare, la circolazione ferroviaria, con evidenti conseguenze negative sulla logistica militare, e ridurre la capacità produttiva degli stabilimenti impegnati nella produzione di armi, munizioni e materiali necessari alle forze armate di Kiev.

