Sono ancora tutte da chiarire le circostanze che, nella tarda serata di martedì, hanno portato alla morte di Saif al-Islam, figlio secondogenito dell’ex rais libico e punto di riferimento per la vasta galassia politica ancora legata al vecchio regime.
Se in un primo momento l’uccisione di Saif al-Islam sembrava essere avvenuta nel corso di scontri tra milizie locali e forze gheddafiane, nelle ultime ore sembra emergere un quadro differente: quello di un omicidio mirato del secondogenito dell’ex rais.
Una nota del’ufficio del procuratore generale libico ha confermato che Saif al-Islam è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco, che ne hanno causato il decesso quasi istantaneo. Secondo la versione fornita dai familiari, nella tarda serata di martedì un commando composto da quattro uomini, tutti con il volto mascherato ed armi in pugno, ha fatto irruzione all’interno dell’abitazione di Gheddafi nei pressi di Zintan dopo aver sabotato le telecamere del sistema di sorveglianza. Saif al-Islam «li ha fronteggiati in uno scontro diretto e coraggioso, fino a quando Dio lo ha scelto come martire e testimone della tragedia della sua nazione», come recita una nota diffusa dall’entourage politico del secondogenito dell’ex rais libico.
Al netto della retorica, questa ricostruzione lascia intravedere la possibilità di uno scontro a fuoco tra i membri del commando, lo stesso Gheddafi e addetti alla sua sicurezza.
Quello di Saif al-Islam sarebbe, dunque, un omicidio mirato, ipotesi che tuttavia non esclude che questa eliminazione vada ad inserirsi in un più ampio contesto di scontri tra milizie nell’inquieta Tripolitania.
Quel che è certo è che all’indomani della sua liberazione Saif al-Islam ha iniziato a giocare un ruolo politico sempre più rilevante nel tormentato scacchiere libico. Il secondogenito di Muhammar non si è limitato a raccogliere intorno a sé i superstiti del vecchio regime paterno – in cui ha rivestito egli stesso un ruolo non secondario – ma ha costruito una piattaforma politica riformista su cui si sono aggregati non pochi consensi. Tanto da far considerare la sua annunciata candidatura alla presidenza come molto più di una semplice sparata propagandista, quanto come una concreta possibilità di avviare un processo di riunificazione tra le due parti in cui attualmente è diviso il Paese. Non nel segno della nostalgia per il regime paterno, ma su una ben precisa di indipendenza nazionale.

