Tutta la città nel nome di Matteo:«Salernum meum est, ego illud defendo»

La figura di San Matteo Apostolo ed Evangelista rappresenta uno dei pilastri della cristianità, capace di unire la profondità teologica del primo Vangelo alla vibrante devozione popolare. Prima di seguire Gesù, Matteo era conosciuto come Levi, un pubblicano che operava a Cafarnao per conto dell’Impero Romano. Il suo mestiere di esattore delle tasse lo rendeva profondamente malvisto dai suoi concittadini, poiché i pubblicani erano generalmente associati all’oppressione straniera, all’avidità e al tradimento del proprio popolo. Tuttavia, la sua esistenza cambiò radicalmente quando Gesù gli rivolse un invito tanto semplice quanto dirompente: “Seguimi”. Matteo abbandonò immediatamente il suo banco delle imposte e i beni materiali per mettersi alla sequela del Maestro, incarnando l’archetipo della conversione profonda, immediata e irrevocabile. Dopo la Resurrezione di Cristo, l’azione di Matteo si fece evangelizzatrice, spingendosi, secondo le fonti storiche della Chiesa, fino in Etiopia, dove subì il martirio a causa della sua fede incrollabile.
Ma è nel cuore del Mediterraneo, e precisamente nella città di Salerno, che la memoria terrena di San Matteo trova la sua dimora definitiva e un legame identitario indissolubile. La storia che unisce l’Apostolo alla comunità campana ha inizio nell’alto Medioevo ed è intessuta di fede, leggenda e complesse vicende storiche. Le reliquie del Santo, dopo il martirio in Etiopia, affrontarono un lungo viaggio nei secoli attraverso rotte marittime e tappe intermedie. Secondo le cronache medievali, i resti sacri giunsero inizialmente in Bretagna e successivamente a Velia, l’antica colonia greca situata nel Cilento. Qui rimasero sepolte in una villa romana fino a quando non vennero rinvenute dal monaco Pelagio. Il 6 maggio del 954 d.C., per volere del principe longobardo Gisulfo I, le spoglie di San Matteo fecero il loro solenne ingresso a Salerno. La popolazione accolse il corpo dell’Evangelista con immenso fervore, offrendo rami fioriti, una tradizione ricordata ancora oggi con l’offerta dei cosiddetti “columbri”.
Inizialmente, a causa delle continue incursioni saracene e della generale instabilità dell’epoca, le spoglie furono tenute nascoste per preservarle dai saccheggi, cadendo temporaneamente nell’oblio. Il vero trionfo del culto di San Matteo si compì nell’XI secolo sotto il dominio normanno. Fu il celebre condottiero Roberto il Guiscardo a promuovere la costruzione di una grandiosa dimora degna dell’Apostolo. Nacque così la monumentale Cattedrale di Salerno, consacrata nel 1084 da Papa Gregorio VII. Le reliquie trovarono la loro definitiva e maestosa collocazione nella splendida cripta del Duomo, che da oltre mille anni costituisce il cuore spirituale della città e un’importante meta di pellegrinaggio. Nel profondo della cripta, al di sotto dell’altare bifronte, riposano i resti del Santo, legati anche al fenomeno miracoloso della “manna”, un liquido che in passato trasudava periodicamente dalla tomba e che i salernitani veneravano come segno di protezione. Il legame tra i salernitani e il loro Patrono permea profondamente la storia civile e l’identità sociale della comunità. Un momento cruciale si fa risalire al 1544, quando la città fu minacciata da una flotta di pirati saraceni guidati dal temuto Ariadeno Barbarossa. La leggenda narra che, dinanzi al pericolo imminente, San Matteo apparve nel cielo di Salerno scatenando una terribile tempesta che disperse le navi nemiche. In quell’occasione, il Santo pronunciò la celebre frase: “Salerno è mia, io la difendo”. Questo episodio valse l’inserimento della figura dell’Apostolo nello stemma ufficiale del Comune di Salerno, dove è raffigurato mentre regge il Vangelo con la mano sinistra e benedice la città con la destra.
Ogni anno, le celebrazioni in onore del Patrono scandiscono la vita cittadina. I festeggiamenti prendono il via il 21 agosto con la suggestiva cerimonia dell’Alzata del Panno nell’atrio del Duomo, che reca impressa l’effigie del Santo. Il culmine si raggiunge il 21 settembre, giorno della solennità liturgica. In questa data, Salerno si ferma per stringersi attorno al suo Santo attraverso una grandiosa processione nel centro storico. Le imponenti statue d’argento di San Matteo e dei santi martiri vengono portate a spalla dai paranzani tra ali di folla commossa. La caratteristica “paranza” affronta infine di corsa la monumentale scalinata del Duomo, in un rito che unisce sforzo fisico, fede viscerale e orgoglio identitario. Per ogni salernitano, San Matteo non è soltanto una figura della storia sacra, ma un custode familiare, un difensore costante e il simbolo eterno della propria città.

Torna in alto