Tumori al seno, continua la fuga verso il nord

Si riduce sensibilmente la mortalità per causa tumore nell’ultimo decennio – con l’Italia che fa registrare un risultato migliore della media europea – ma persistono delle criticità che, ancora una volta, disegnano un Paese diviso in due. Il quadro è quello che emerge dal rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” curato dall’associazione di oncologia medica Aiom, pubblicato nella giornata di ieri.
Stando ai dati nel corso degli ultimi dieci anni le morti per tumore sono calate in media del 9%, con contrazioni ancora più sensibili per determinate tipologie di patologie come le neoplasie del polmone (-24%) e del colon-retto (-13%).
Un risultato frutto anche della crescente adesione alle campagne di controlli e prevenzione. Ma proprio qui inizia a prendere forma e consistenza il divario che ancora caratterizza il rapporto tra le regioni centro-settentrionali e quelle meridionali. Utilizzando come unità di misura l’attività di controllo per la prevenzione dei tumori al seno, si evidenzia il divario tra le diverse aree del Paese: a fronte di una media nazionale del 50% di copertura degli esami mammografici previsti dai programmi di screening – dato giudicato accettabile – le differenze territoriali appaiono più che evidenti: nelle regioni settentrionali l’adesione è del 62%, al cCntro del 51% mentre nelle regioni del Mezzogiorno solo del 34%. Differenza riscontrabile anche per altre campagne simili. Si trata di una differenza «ancora consistente, anche se – viene sottolineato nel report – va evidenziato il positivo impegno delle Regioni del Sud, che hanno registrato sensibili miglioramenti nell’ultimo quinquennio»,
Il settore, invece, dove non si registrano cambiamento positivi è quello della migrazione sanitaria tra le diverse regioni italiane. Anche in questo caso il report dell’Aiom ha scelto di concentrare la propria attenzione sugli interventi chirurgici per carcinoma della mammella, il tumore femminile più frequente ed è responsabile di circa un terzo di tutti i casi di tumore fra le donne in Italia.
Analizzare i dati sulla migrazione sanitaria in un settore così delicato è, come sottolinea lo studio Aiom, per avere elementi utili ad «una valutazione della capacità dei Sistemi Sanitari Regionali di prendere in carico i pazienti con questa patologia nella fase successiva alla diagnosi».
Valutazione che certamente non può essere positiva, considerato che al Mezzogiorno il 15% delle pazienti cambia regione per sottoporsi a questo intervento chirurgico, con casi limite come quello della Calabria dove il tasso di migrazione sanitaria arriva addirittura a sfiorare il 50% dei casi registrati. Nelle regioni del Sud, in buona sostanza, la mobilità è superiore di ben tre volta a quella che si registra nel resto d’Italia, segno di una evidente sfiducia nel funzionamento dei diversi sistemi sanitari regionali meridionali.
Un fenomeno che non continua a crescere: eccezion fatta per una contrazione registrata nel 2020 – conseguenza diretta delle limitazioni di movimento imposte dalla pandemia Covid – la migrazione sanitaria meridionale è in costante aumento. Interessante notare anche la “qualità” di questa migrazione sanitaria: mentre nella maggior parte dei casi al Nord ci si sposta verso una regione limitrofa, gli spostamenti di pazienti meridionali sono nella stragande maggioranza dei casi – circa l’80% – indirizzati verso centri di cura delle regioni settentrionali.
Emerge con forza, dunque, «la persistenza di disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi per le pazienti con tumore della mammella» e la correlata necessità di intervenire incisivamente per rendere l’equo accesso alle cure una realtà e non un principio astratto.

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