Trump: «Guerra finita in due/tre settimane»

Ancora «due o tre settimane» e poi «finiremo il lavoro» in Iran. Così Trump in occasione del discorso alla nazione di ieri. Nessun annuncio sulla fine della guerra nel Golfo Persico, come qualcuno si attendeva, piuttosto un tentativo di rassicurare gli americani sulle conseguenze di un conflitto che molti, ad iniziare dallo stesso Trump, immaginavano molto più breve.
Fondamentale, a questo scopo, sostenere che gli obiettivi sono stati ormai quasi tutti raggiunti – «siamo sulla buona strada per completare a breve tutti gli obiettivi militari dell’America» ha detto Trump – anche se ancora una volta l’inquilino della Casa Bianca evita di dire con chiarezza queli fossero questi obiettivi da raggiungere. Anzi, Trump fa di più, smentisce l’unico obiettivo sbandierato all’inizio della campagna contro la Repubblica Islamica: «Il cambio di regime – dice – non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma un cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole».
E tanti saluti a Reza Pahlavi, erede dell’ultimo scià che già immaginava il suo rientro in una Teheran “liberata”.
Il tentativo di recuperare consensi tra gli americani alle prese con l’aumento dei prezzi, in particolare quello della benzina, non sembra aver avuto grande successo: i sondaggi continuano a registrare un incide di gradimento in calo per Trump, anche all’interno della sua stessa base elettorale.

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