È Rustem Umerov (nella foto), segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa dell’Ucraina, il nuovo capo della delegazione ucraina incaricata di confrontarsi con gli esponenti dell’amministrazione statunitense sul piano di pace messo a punto dalla Casa Bianca. Umerov subentra ad Andriy Yermak, ormai ex capo di gabinetto presidenziale costretto alle dimissioni dopo che, nella mattinata di venerdì, i funzionari dell’autorità nazionale anticorruzione hanno perquisito la sua abitazione di Kiev.
Tra i componenti della delegazione ucraina c’è anche Kyrylo Budanov, capo del Direttorato centrale di intelligence del ministero della Difesa, più noto al pubblico con l’acronimo di GUR.
Quanto al mandato della delegazione ucraina incaricata di gestire i colloqui di pace, è lo stesso Zelesnky a spiegare, con un post su X, in quale cornice potrà muoversi: «Rustem ha presentato oggi una relazione il cui compito è chiaro: elaborare rapidamente e in modo sostanziale le misure necessarie per porre fine alla guerra. L’Ucraina continua a collaborare con gli Stati Uniti nel modo più costruttivo possibile e ci aspettiamo che i risultati degli incontri di Ginevra vengano ora elaborati negli Stati Uniti. Attendo con interesse il rapporto della nostra delegazione al termine dei lavori di domenica. L’Ucraina sta lavorando per una pace dignitosa. Gloria all’Ucraina».
E sempre ai social è stata affidata la reazione di Yermak alla sua estromissione dai vertici politici ucraini. Dopo aver annunciato la sua intenzione di «andare al fronte» e di «essere pronto ad ogni rappresaglia», l’ormai ex capo di gabinetto presidenziale si è lasciato andare ad un amaro sfogo: «Sono disgustato – ha scritto – dal fango che mi è stato rivolto, e ancora più disgustato dalla mancanza di sostegno da parte di coloro che conoscono la verità».
Sfogo che porta con sé una chiamata in causa di altri esponenti dei vertici politico-militari ucraini – in particolare della cerchia di collaboratori più stretti del presidente Zelesnky, cerchia di cui fino a due giorni fa ha fatto parte lo stesso Yermak -, persone che sarebbero a conoscenza del reale andamento dei fatti alla base dello scandalo corruzione che investe Kiev e, nonostante ciò, hanno mantenuto una posizione defilata tacendo.
Al netto delle parole di Yermak, è di tutta evidenza come l’inchiesta sul giro di tangenti milionarie in cui sarebbero coinvolti numerosi esponenti di governo ucraini abbia avuto un effetto devastante, sia sotto il profilo del morale dell’opinione pubblica – già provata dal peso della guera – sia sotto un profilo più strettamente politico, con l’ulteriore isolamento di Zelensky.
Già alla prese con le pressioni statunitensi affinché l’Ucraina accetti il piano di pace, il presidente ucraino deve ora fare i conti con un ulteriore calo di popolarità sul fronte interno.

