Una volta erano i “problemi” giudiziari a pesare come macigni sulle campagne elettorali. Ora, che anche la lista degli impresentabili stilata dalla commissione parlamentare antimafia è diventata una consuetudine a cui nessuno dà più peso e quello del codice etico è stato trasformato in uno spot ad effetto (breve), se si vuole veramente giocare duro non resta che scavare nel passato dell’avversario. Passato che tanto può appartenere a ricordi lontani e tanto può essere di più recente memoria.
Come è accaduto per il gozzo di Roberto Fico ormeggiato a Procida senza autorizzazione. O almeno è questo che ha denunciato la settimana scorso il senatore di Fdi Antonio Iannone, pubblicando sui social la foto di una barca – dal valore di mezzo milione di euro o 250mila se usato, dice – e lanciando il gioco: “Indovina di chi è”. La risposta esatta l’ha data la collega Giulia Cosenza che subito ha detto che il candidato governatore del campo largo godrebbe «di un ormeggio privilegiato», dal momento che «pima di essere portato a Procida – spiega Iannone – era ormeggiato abusivamente in un sedime militare a Nisida».
Il pentastellato, che già aveva dovuto dribblare le critiche per aver violato il codice etico, è stato costretto a tenere un comizio sulla sua “Paprika” per dimostrare che era tutto regolare.
Tutto ok, si va avanti. E invece no. Perché, dopo il gozzo delle polemiche, arriva la casa al Circeo dell’ex presidente della Camera. Che, forse un po’ se l’è cercata, perché se si usa il condono annunciato dal governo Meloni per fare campagna elettorale, quei falchi degli avversari non gliela fanno passare liscia. Ed ecco che allora tirano fuori la storia di una sanatoria di cui avrebbe goduto Fico per sanare alcuni abusi. Il senatore Sergio Rastrelli lancia lo scandalo dalle colonne del quotidiano “La Verità” e dice che addirittura avrebbe trasformato il piano terra da garage ad abitazione. Il povero pentastellato, cresciuto in politica al grido di onestà, deve di nuovo parare il colpo. «Il condono l’ha chiesto il vecchio proprietario – dice – basta fango».
Ma è chiaro che ormai i 5Stelle hanno imparato come si fa la politica. E spetta alla vicepresidente vicaria del gruppo M5s alla Camera, Carmela Auriemma, ripagare il fango con altro fango. «Cirielli ha fatto qualcosa che non poteva assolutamente fare – tuona – infischiandosene delle regole e del rispetto istituzionale. E, a questo punto, la sua posizione sulla riapertura di un condono di più di vent’anni fa appare consequenziale a un modo di fare». La coordinatrice del Movimento in provincia di Napoli annuncia di aver presentato anche un’interrogazione in merito.
Ma cosa ha fatto Edmondo Cirielli? Anche il candidato del centrodestra è inciampato in una storia di condoni. Aveva acquistato una casa di campagna a Sant’Egidio del Monte Albino ed aveva ottenuto dal Comune il permesso di demolirla per ristrutturarla. Il ministero della Cultura, all’epoca retto da Gennaro Sangiuliano, si era opposto per via di un vincolo paesaggistico sul terreno e la questione era finita al Tar, che aveva dato ragione al viceministro. Cirielli, a questo punto, procede con la demolizione. Ma il Consiglio di Stato non si era ancora pronunciato e, quando lo fa, gli dà torto. Che fare ora? Certamente il meloniano avrà un altro tetto sulla testa. Ma, per i 5Stelle, la storia della casa demolita va chiarita con un’interrogazione.
In confronto a questi colpi bassi, le minacce al segretario del circolo Pd di Castel Volturno, Alessandro Buffardi, per aver denunciato esponenti di Forza Italia approfittare di giovani studentesse per distribuire volantini di propaganda, rischiano di passare in sordina. Fortuna che ci pensano i dem ad testiminargli vicinanza. I suoi avversari non spendono neanche una parola.

