Tommasetti: «Fico? Piena continuità con l’era De Luca»

«Fra De Luca e Fico c’è molta più continuità di quanto si possa immaginare». È un’analisi decisamente controcorrente quella di Aurelio Tommasetti, esponente di punta della Lega in Campania, primo dei non eletti a Salerno nella Lega in occasione delle ultime regionali. “Bruciato” per circa 600 preferenze da quel Mimì Menella che, approdato in consiglio regionale, non è mai entrato nel gruppo della Lega, aderendo poi a Forza Italia.
Per mesi la candidatura di Fico è stata indicata come rottura con il passato, incarnato da Vincenzo De Luca, ora lei parla di continuità, perché?
«Vedo una corenza di fondo: De Luca aveva dato vita ad una giunta di tecnici, accentrando di fatto su di sé ogni potere. E mantendendo una delega pesantissima come quella alla Sanità. Ebbene, Fico ha fatto la stessa cosa: ha moltiplicato le deleghe, mantenendo però per sè quelle principali: Sanità, Bilancio, Fondi nazionali ed europei. Insomma, ha fatto quasi peggio di De Luca. Inoltre, salvo qualche eccezione, non vedo politici di gran peso in questa giunta. Anche aver voluto chiudere l’ingresso in giunta ai consiglieri eletti è stato un modo, a mio giudizio, per costruire una squadra politicamente debole, dominata dalla figura del presidente».
Ed è stato un errore?
«A mio giudizio sì. E i risultati si vedono: la Campania non ha ancora approvato il bilancio, si procede con l’esercizio provvisorio. In buona sostanza possiamo dire che finora l’elezione di Fico non ha portato a niente di diverso rispetto a quello che abbiamo visto negli anni della presidenza De Luca».
Archiviate le regionali, i prossimi mesi porteranno al rinnovo di numerose amministrazioni locali, che ruolo intende giocare la Lega?
«Abbiamo sempre cercato di essere l’elemento propulsivo all’interno del centrodestra, lo faremo anche a livello locale. Lavoreremo per costruire soluzioni coerenti con il quadro nazionale. Sono certo che potremo essere decisivi in diverse partite, anche grazie al nostro radicamento territoriale. Nel Salernitano sono ottimista per il voto in comuni come Angri, Pagani, Cava de’ Tirreni».
Lei ha parlato di radicamento territoriale, eppure in queste settimane la Lega in Campania, più precisamente in provincia di Salerno, ha perso un deputato ed un consigliere regionale, entrambi passati con Forza Italia. Che succede al partito?
«La Lega è reduce da tre giornbi di confronto e dibattito che testimoniano della vitalità e vivacità del partito. Anche sul nostro territorio. Certo, la perdita di rappresentanti istituzionali colpisce, ma credo sia tutta riconducibile a scelte personali, non dettate da reali motivazioni di carattere politico. La decisione di Attilio Pierro (parlamentare ed ex coordinatore provinciale della Lega, nda) credo sia dovuta ad un riposizionamento personale, che guarda più alla conferma di una candidatura il prossimo anno che ad altro. Minella in realtà è entrato solo in lista in occasione delle regionali, mai effettivamente all’interno del partito, dunque nessunma sorpresa. Il dato importante è, però, un altro: la Lega ha una sua struttura sul territorio che prescinde da chi ha fatto altre scelte, ha rappresentanti coerenti ed attivi».
Tra gli appuntamenti elettorali della prossima primavera ci sarà – salvo improbabili sorprese – anche quello relativo a Salerno, con il ritorno in campo di Vincenzo De Luca. L’impressione è che il centrodestra non abbia mai veramente lavorato ad una proposta alternativa, quasi rassegnato ad una sconfitta inevitabile.
«Vero. Nell’elaborazione di una strategia per il governo della città il centrodestra è mancato. Oggi, però, c’è uno spazio, anche perché c’è un De Luca con una reputazione offiscata: fa dimettere un sindaco, mandare in crisi un’amministrazione è un’operazione in danno della città. Credo che i salernitani lo abbiamo compreso».
Candidato sindaco politico o espressione della società civile per il centrodestra?
«A Salerno il sindaco deve essere un politico. Una persona che ha dimostrato le proprie capacità all’interno della società cittadina, ma ha anche scelto di indossare una maglietta».

Torna in alto