Tempesta sul mondo cinofilo: indagine su Enci e Brambilla

di Stefano Masi

Un vero e proprio terremoto giudiziario ha scosso in queste ore il mondo della cinofilia italiana, lasciando attoniti appassionati e addetti ai lavori. La Procura di Milano ha infatti aperto un’indagine che vede coinvolti l’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) e la nota parlamentare Michela Vittoria Brambilla. Al centro dell’inchiesta della magistratura milanese vi è l’ipotesi di reato di false fatturazioni, strettamente legata alle sponsorizzazioni per la trasmissione televisiva “Dalla parte degli animali”.
I flussi finanziari sotto la lente degli inquirenti ammonterebbero a circa 1,5 milioni di euro complessivi. I pm ipotizzano una macroscopica sproporzione tra i costi reali della produzione e i compensi erogati, spingendo ad approfondire i rapporti economici tra l’Ente e le società collegate alla deputata.
Trattandosi di una fase preliminare, la situazione complessiva è in pieno divenire. Gli inquirenti stanno raccogliendo testimonianze ed esaminando i documenti contabili per fare totale chiarezza sui flussi monetari.
Dal canto suo, la difesa della parlamentare ha già prontamente ribadito la piena regolarità dei contratti in essere, sottolineando l’assoluta trasparenza delle attività svolte. Tuttavia, nonostante i dettagli tecnici siano ancora al vaglio delle autorità, la notizia ha immediatamente generato un fortissimo impatto mediatico, rimbalzando rapidamente tra gli addetti ai lavori del settore.
Basta fare un rapido giro sulle principali piattaforme social per rendersi conto del clima pesante che si respira nelle ultime ore. All’interno dell’ambiente cinofilo si sta registrando un’indignazione serpeggiante e sempre meno contenuta nei confronti dei vertici dell’Ente. Allevatori professionisti, addestratori, appassionati e tesserati manifestano online la propria profonda amarezza e il proprio dissenso. La preoccupazione maggiore riguarda l’utilizzo dei fondi gestiti dall’ENCI, che derivano in gran parte dai contributi degli stessi associati tramite le iscrizioni ai libri genealogici e le iscrizioni alle manifestazioni ufficiali. Molti utenti si chiedono apertamente se tali risorse non dovessero essere destinate a scopi più strettamente istituzionali e di tutela del settore.
In quanto operatori dell’informazione, ci teniamo a sottolineare con forza che noi siamo profondamente garantisti. Crediamo fermamente nella presunzione di innocenza fino a prova contraria e attendiamo con assoluta serenità l’evolversi degli eventi. Sarà la magistratura a dover fare il suo corso naturale, accertando le eventuali responsabilità o, al contrario, scagionando i soggetti coinvolti. Non spetta certo ai tribunali dei social network emettere sentenze preventive prima che i fatti siano stati analizzati nelle sedi opportune.
Ciò che resta, aldilà dell’esito giudiziario, è una profonda e dolorosa nota di rammarico. Dispiace molto assistere a episodi del genere, che rischiano di gettare ombre su un intero movimento. La cinofilia ufficiale italiana è un mondo già abbastanza in difficoltà, che combatte quotidianamente con criticità strutturali, rincari economici diffusi e la necessità di riforme attese da tempo. Un settore che vive soprattutto della passione autentica di migliaia di volontari e professionisti non merita di essere associato a vicende di cronaca così pesanti. La speranza è che si faccia luce al più presto, per il bene di un comparto che ha bisogno di stabilità, trasparenza e serenità.

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