Sulla Cisgiordania tensione tra Usa e Israele

«Il problema principale ora è che le parti rispettino il cessate il fuoco affinché la pace si mantenga ed entrambe le parti hanno manifestato questa intenzione»: è un cauto ottimismo quello di cui fa mostra il vicepresidente statunitense Vance a Tel Aviv.
Il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza regge ma restano ancora aperti sul tavolo molti dossier sul futuro della Striscia di Gaza, e non solo. Ad iniziare dalla Cisgiordania. E proprio il voto favorevole della Knesset – il parlamento di Tel Aviv – su due diversi disegni di legge che mirano ad estendere la sovranità israeliana sulla Cisgiordania hanno provocato la piccata reazione statunitense, affidata al Segretario di Stato Rubio.
«Hanno votato in parlamento – ha detto Rubio alla vigilia della sua partenza per Israele – ma il presidente (Trump, nda) ha chiarito che non sosterremmo questa mossa in questo momento». Di più, per Rubio l’iniziativa della Knesset è «potenzialmente minacciosa per l’accordo di pace».
A sostegno della mozione ha votato anche un parlamentare del Likud, in dissenso dalle indicazioni del primo ministro Netanyahu, mentre il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir si è schierato apertamente a favore del provvedimento. L’iter parlamentare dei due disegni di legge in questione è ancora lungo – sono ora all’esame delle commissioni Affari esteri e Difesa del parlamento -, tuttavia il segnale che arriva da Tel Aviv non va nella direzione di una generale distensione, come auspicato dallo stesso Trump quando ha presentato il piano per Gaza.
Proprio in occasione del confronto tra le delegazioni statunitense e israeliana il premier Netanyahu ha presentato tre linee rosse relative alla prossima fase di attuazione del piano di pace per la Striscia di Gaza. Dal primo ministro israeliano è arrivato un no secco alla presenza, sotto qualsivoglia forma, della Turchia nella Striscia, così come a qualsivoglia ruolo politico di Hamas nel dopoguerra. Altro punto su cui Netanyahu non intende fare alcuna concessione è sui tempi del ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia: le Idf – ribadisce il premier – non usciranno completamente dalla Striscia di Gaza fino a quando non sarà completato il disarmo dell’ala militare di Hamas.
Sulla stampa statunitense, intanto, filtrano indiscrezioni sulla ricostruzione della Striscia. Stando a quanto riporta il Wall Street Journal Stati Uniti e Israele starebero lavorando ad un piano che prevede la divisione di Gaza in due parti, una sotto il controllo di Hamas e l’altra israeliana. Solo in quest’ultima sarebbero avviati gli interventi di ricostruzione. Soluzione che ha suscitato l’immediata reazione negativa dei Paesi arabi.

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