«Su Stellantis ora la Regione lavori con Roma»

Cassa integrazione ai massimi storici e produzione in calo: lo stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco vive una crisi senza precedenti. Analizzandone il futuro tra lo stop della Dodge Hornet e le incertezze sulla Panda, in molti si chiedono: quale destino attende migliaia di lavoratori? A rispondere è Crescenzo Auriemma (foto) segretario regionale Uilm.
«Pomigliano è uno stabilimento che dal 2011 ha avuto la fortuna di gestire la Panda, che oggi si chiama Pandina, e ha consentito a questo stabilimento di andare avanti. Nel 2020 è arrivata l’Alfa Romeo Tonale, con due modelli: la Hornet per andare in America e il Tonale per essere presente in Italia.Dopo il boom che c’è stato dell’elettrica, nonostante la pandina sia una mild hybrid, quindi un elettrico leggero, l’avvento della nuova Panda elettrica prodotta in Serbia sta causando una perdita di commesse, per cui la Pandina sta avendo anche lei dei cali di produzione. A oggi diciamo che sta tirando ancora, perché a inizio anno normalmente è una produzione che va, mentre il tonale già sotto sotto produzione perché non c’è richiesta di mercato. Noi abbiamo chiesto e ottenuto un incontro con l’assessore Bonavitacola in regione Campania, previsto per il giorno 11, in cui spiegheremo che la regione Campania, così come stanno facendo le altre regioni dove persistono gli stabilimenti Stellantis, si dovrebbe attivare per interagire col governo. La promessa è che dal 2028 Pomigliano dovrebbe ricevere due modelli small, però con il sistema di cassa integrazione che c’è, con il sistema di vendita che è molto a rilento, molto probabilmente arrivare al 2028 è veramente complicato. La nostra intenzione è quella di chiedere anche con Stellantis un intervento regionale nei confronti del Ministro Urso. Inoltre Stellatis ci ha detto che proporrà un piano industriale a maggio anche se in realtà lo avrebbe dovuto fare a dicembre, l’ha rinviato a gennaio, adesso si è allungato su maggio. Noi riteniamo che la previsione dei due anni, già annunciata, poi la sperimentazione e la messa in produzione dei nuovi modelli siano tempi troppo lunghi e soggetti a enormi periodi di cassa integrazione sulla quale i lavoratori perdono una forte percentuale di salario».
Una crisi che parte dall’indotto e si abbatte su Stellantis o viceversa?
«Guardi, in entrambi i casi è una crisi che paga sempre più debole. Io penso che la crisi di Stellantis stia facendo pagare un caro prezzo all’indotto. Perché non si può risolvere il problema togliendo l’indotto e facendolo in casa propria, come è il caso di Trasnova. Sembra assurdo, lavoratori che erano ex Fiat, ceduti a una società terza, e poi man mano trasferita ad altri. Oggi Fiat ha necessità di rioccupare dei lavoratori che sono a ridotte capacità lavorative, perciò elimina quelli di Trasnova e utilizza i suoi. Andando avanti così, quindi adottando queste dinamiche, noi ci troveremo con un problema simile anche sulle pulizie, sulla manutenzione e su tutti gli altri aspetti. Ma la cosa più grave è quando il presidente di Stellantis annuncia ai fornitori che devono investire in Algeria, sul Marocco e su altro. Cioè, questo significa portare una desertificazione di tutto l’indotto che abbiamo in Italia e di conseguenza saremmo sempre più in mano a chi oggi ha una manodopera a basso costo e bassa qualità».
Il panorama italiano dell’auto e la rivoluzione dell’elettrico: un’opportunità favorita dagli incentivi oppure un problema a causa di un mercato saturo?
«In Italia, quando si parla di elettrico, abbiamo tre enormi difficoltà. La prima: il costo energetico, la seconda le colonnine di ricarica, la terza è l’invasione di un mercato cinese che propone auto elettriche a costi molto ma molto inferiori a quelle di Stellantis. Faccio un esempio: una Peugeot 3008 Elettrica costa più di 42-43 mila Euro, un’auto cinese BYD o simile, costa circa 10 mila Euro in meno. A questo, inoltre, va aggiunto un’altra considerazione. Quando abbiamo iniziato a produrre le prime auto elettriche nel campo europeo, l’Italia ha avuto un boom con il 20% di auto elettriche acquistate nel primo anno. Quel dato, dal secondo anno in poi, è andato sempre scemando, fino a raggiungere i numeri irrisori, nonostante non siano stati gli incentivi all’acquisto di auto elettriche».

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