Cassa integrazione per la grande magioranza dei lavoratori Stellantis dello stabilimento di Pomigliano: anche la seconda quindicina di ottobre porta lavoro a singhiozzo nei reparti, anzi in qualche caso addirittura reparti completamente fermi.
«La situazione continua a peggiorare – dice Mario Di Costanzo, segretario della Fiom Napoli -, alla fine in molti questo mese si ritroveranno con 7 o 8 giorni di lavoro e due settimane di cassa integrazione. E questo ha un impatto notevole sui salari, che si attesteranno sui 1.100/1.200 euro: per le tante famiglie monoreddito è un colpo davvero duro da sopportare».
Criticità che si aggiungono a quelle segnalate dal sindacato due giorni fa, criticità relative al rispetto stringente solo “a singhiozzo” delle norme di sicurezza in alcuni fasi delle attività lavorative che si svolgono all’interno dello stabilimento di Pomigliano.
Il problema resta sempre lo stesso, i mancati investimenti sugli stabilimenti italiani: «È delle ultime ore – prosegue Di Costanzo – la notizia di investimenti di Stellantis negli Stati Uniti per 13 miliardi di dollari. Questo dopo le risorse impegnate in Marocco, Serbia, Polonia. Qui in Italia gli unici investimenti sono quelli finalizzati a favorire l’uscita dei lavoratori».
Situazione non diversa quella delle tante aziende dell’indotto Stellantis che si trovano a fare i conti con il taglio delle commesse o lo spostamento delle produzioni all’estero. Ieri pomeriggio assemblea dei lavoratori di Trasnova di Pomigliano. Anche qui l’esaurirsi delle commesse Stellantis – in esaurimento a dicembre prossimo – lascia intravedere il possibile licenziamento dei 53 dipendenti dell’azienda di logistica. Ad oggi nessuna ipotesi di ricollocamento dei lavoratori si è concretamente affacciata all’orizzonte.
«A breve – dice Di Costanzo – avremo un nuovo incontro al ministero, in quella occasione chiederemo di valutare la possibilità di un nuovo subentro di Stellantis. Ad oggi, infatti, nessun nuovo committente si è affacciato all’orizzonte e, soprattutto, né la Regione né il governo sono riusciti ad individuare una soluzione per salvaguardare il futuro occupazionale di questi 53 lavoratori».

