Sicurezza sul lavoro a giorni alterni. È l’accusa della Fiom di Napoli nei confronti dello stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco. Secondo il sindacato ai carrellisti e ai bullisti di alcuni reparti sarebbe stato chiesto di rispettare «scrupolosamente» le norme «solo nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì in coincidenza con le visite ispettive per la certificazione Iso 9001».
Da qui la denuncia: «Una comunicazione inaccettabile – scrive la Fiom in una nota ufficiale – perché implica che negli altri giorni si possano tollerare comportamenti che violano consapevolmente le regole su salute e sicurezza». Le Rsa e gli Rls dello stabilimento chiedono «provvedimenti immediati per garantire il rispetto continuo delle misure di sicurezza» e lanciano un avvertimento: in caso contrario «saranno presentate denunce formali alle autorità competenti».
La vicenda si inserisce in un contesto di tensione crescente negli stabilimenti Stellantis del Sud – Pomigliano, Melfi e Atessa – dove la produzione è ormai ridotta e a ranghi sempre più bassi. Il gruppo, infatti, sta spostando una parte significativa degli investimenti e delle produzioni in Serbia e in Marocco, dove negli ultimi mesi sono stati annunciati piani di sviluppo industriale strategici.
Una scelta che secondo i sindacati sta impoverendo il sistema produttivo italiano e in particolare quello del Mezzogiorno, già duramente colpito dalle crisi dell’indotto. A richiamare l’attenzione è stato nei giorni scorsi il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma: «A Pomigliano purtroppo sta succedendo troppo, da troppo tempo». La preoccupazione riguarda non solo Stellantis ma l’intera filiera dell’automotive, come dimostrano i casi di Cooper Standard e Trasnova, due aziende simbolo della crisi dell’indotto.
La ricetta per evitare il declino – a detta della Fiom – è chiara: riportare produzione e investimenti negli stabilimenti italiani. «Servono nuovi modelli di auto da produrre dentro Pomigliano e Melfi» ha sottolineato De Palma. «Se non si interviene subito, rilanciando la produzione, a pagare il prezzo saranno non solo i lavoratori di Stellantis ma anche migliaia di addetti delle aziende che ruotano attorno agli stabilimenti sdel Sud».
La crisi dell’indotto, infatti, assume proporzioni sempre più ampie, anche perché – a differenza di quanto avviene nelle regioni centro-settenrionali – al Mezzogiorno le imprese dell’indotto Stellantis sono monocimmittente, dunque legate strettamenete alle commesse del gruppo.

