Sport e libri, la ricetta semplice della “Saggese Editori” di Salerno

Sei anni alla guida di una realtà imprenditoriale davvero unica nel Sud Italia. A parlare di sè e dei suoi progetti è l’editore Francesco Saggese della “Saggese Editori”, azienda salernitana che opera nel settore editoriale a 360 gradi, dal romanzo al saggio sportivo, dal racconto di fantasia alle biografie.
Allora Francesco, la “Saggese Editori” ormai è una bella realtà del Sud Italia, dove spesso iniziative imprenditoriali come la sua finiscono in un breve lasso di tempo. Qual è il segreto della sua casa editrice?
“Sarebbe banale dire “forza, costanza e sogni”, ma in realtà il segreto è un po’ più profondo. I sogni, se non vengono alimentati dalle persone che credono nei tuoi libri, si spengono in fretta. Penso che la chiave sia la voglia continua di innovarsi, di costruire relazioni autentiche e di saper scegliere persone che diano un seguito importante al progetto, sia in termini di immagine che di rete. Quando nasce un libro, smette di appartenere solo all’autore: diventa delle persone che lo compongono e che lo fanno vivere. Credere nei sogni, sì, ma anche nella solidità dei progetti.
Ho avuto le mie difficoltà e le mie batoste, ma sono servite a crescere. Tra poche settimane la casa editrice compirà sei anni, e guardando indietro mi sento fortunato: ogni ostacolo ha lasciato un insegnamento”.
Ha pubblicato decine di volumi in questi primi anni di attività, ma c’è un argomento che più di altri ha catturato la sua attenzione: lo sport. Come e perché ha deciso di investire molto su una tematica che molti definiscono “nazional popolare”?
“Lo sport è inclusione, passione e racconto umano. È un linguaggio universale che abbatte le differenze e unisce le persone, e per questo mi affascina profondamente. Nella collana sportiva della Saggese Editori convivono storie di calcio, ciclismo e presto anche di altri sport. Ho creduto fin da subito nel valore narrativo dello sport, nella sua capacità di insegnare la lealtà, la resilienza e la voglia di migliorarsi. Tra i momenti più significativi c’è stata la pubblicazione del libro di Carlo Nesti, storico radiocronista della RAI, che ha celebrato cinquant’anni di carriera: una grande soddisfazione per una realtà giovane come la nostra”.
Lo so che Le chiedo uno sforzo, ma ci sarà un libro a cui è particolarmente legato. Ce lo dice e soprattutto ce lo racconta dal suo punto di vista?
“Ogni libro ha una storia e un’emozione diversa, ma quello che porto nel cuore è “Arco…baleno, e in un lampo vidi tutti i colori della vita” di Gianni Novella.
Gianni per me è stato più di un autore: un amico vero, una persona fidata con cui ho condiviso un percorso umano intenso. Siamo riusciti a realizzare il suo sogno editoriale mentre era ancora in vita, e quella presentazione, lo scorso giugno, è stata la sua ultima apparizione pubblica. Tre giorni dopo ci ha lasciati, ma ci ha consegnato una lezione di vita enorme. Con il ricavato del libro abbiamo contribuito all’acquisto di un casco refrigerante per le donne in chemioterapia. Gianni mi ha insegnato che non bisogna mai rimandare ciò che conta davvero: la sua forza e il suo sorriso vivono ancora in quelle pagine, e in un certo senso mi hanno fatto crescere, come uomo e come editore”.
Quali sono le difficoltà che incontra un giovane imprenditore del Sud come te nell’avviare e far vivere un’azienda editoriale? Lo Stato italiano è attento alla giovane imprenditoria?
“Le difficoltà sono tante, soprattutto per chi sceglie di non far pagare gli autori, investendo su di loro e sostenendo interamente i costi di produzione, distribuzione e promozione. Lo Stato, in teoria, mostra attenzione verso la giovane imprenditoria, ma nella pratica spesso le risorse finiscono per agevolare solo le grandi realtà. Proprio di recente ho sollevato pubblicamente la questione di un bando della Regione Campania che, pur volendo sostenere l’editoria, ha escluso di fatto le piccole case editrici. Ho avuto modo di confrontarmi con le istituzioni e mi auguro che in futuro si possa davvero creare una rete di supporto concreta per chi, come me, crede nell’editoria indipendente. Questo mestiere è bellissimo ma pieno di ostacoli: bisogna resistere, mantenendo coerenza e identità, anche quando tutto sembra andare controcorrente”.
Imprenditore certo, ma anche un appassionato di calcio e della Tua Salernitana. Come vive questa passione sportiva, che sensazioni le provoca andare allo stadio a tifare granata e infine se c’è qualcosa della passione per il calcio nel suo lavoro da editore?
“La Salernitana è parte di me. Ho pianto, gioito, viaggiato in tutta Italia per seguirla. Ho sacrificato tempo, affetti e soldi, ma sono stati tra i più belli della mia vita. Ogni volta che entro all’Arechi mi sento a casa: lì si condividono emozioni pure, si abbracciano anche gli sconosciuti, si soffre e si sogna insieme. È una passione che ho ereditato da mio padre, che a 72 anni continua ancora a venire allo stadio con me. Con mio fratello ho vissuto i momenti più belli in Curva Sud.E sì, questa passione ha trovato spazio anche nel mio lavoro: ho realizzato pubblicazioni patrocinate dalla Salernitana, vendute nei suoi store ufficiali, e vedere il logo granata accanto al mio è stato emozionante. Quando riesci a unire ciò che ami al tuo mestiere, ti senti davvero inarrestabile”.
A chiusura, se potesse augurare a un giovane del Sud di intraprendere la sua stessa attività imprenditoriale, quale consiglio gli darebbe?
“Gli direi di non avere paura di sbagliare. Gli errori fanno parte del cammino e servono a definire la direzione giusta. Una casa editrice è come una creatura: va seguita, nutrita, fatta crescere con coerenza e pazienza. Consiglierei di studiare bene il proprio target, costruire una linea editoriale solida e scegliere collaboratori che condividano lo stesso spirito. All’inizio non bisogna dimostrare nulla a nessuno, solo a se stessi. La forza sta nel credere nelle proprie idee e nel portarle avanti con passione, anche quando il mondo sembra non accorgersene”.

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