Sondaggi, ancora scintille tra Cirielli e Fico

Uno parla di parità, l’altro di autoconvincimento. È il segno di una sfida ormai lanciata a tutta velocità verso il voto. La campagna elettorale per Palazzo Santa Lucia imbocca le ultime curve, entra nella fase calda e il duello a distanza tra Edmondo Cirielli e Roberto Fico si consuma – ancora una volta – sui numeri dei sondaggi. «Ne abbiamo alcuni che ci danno in parità. E sono assolutamente reali» ha detto il candidato presidente del centrodestra incontrando la stampa al Circolo Rari Nantes di Napoli insieme al ministro del Turismo Daniela Santanché. Una dichiarazione che trasmette fiducia e ribalta la percezione di un vantaggio più o meno consolidato del centrosinistra. Ma il capitano del campo progressista non ci sta: «Mi sembra che sui sondaggi il centrodestra faccia un po’ di training autogeno per caricarsi», la replica dal Lanificio dove ha incontrato studenti e cittadini.” È il gioco delle parti, certo. Ma anche la fotografia di due strategie opposte. Il viceministro di Fratelli d’Italia cerca di parlare agli scontenti: «C’è una grande delusione in Campania, molti pensano di non andare a votare. Noi vogliamo intercettarli perché la democrazia si difende partecipando». Cirielli rivendica liste “molto forti” e una proposta di governo che rimetta al centro sanità, lavoro e sviluppo: «Non è che perché per dieci anni hanno governato male non si va a votare». Fico, invece, tiene la rotta del programma e della sobrietà: «A me non interessano i numeri ma i contenuti. Voglio parlare di sanità, di ambiente, di scuola. È su questo che si misura la credibilità di chi si candida». Il candidato presidente del campo progressista, non raccoglie la sfida del “testa a testa” e preferisce ancorare la sua campagna ai temi concreti. Una linea coerente con l’impronta impressa fin dall’inizio dal leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte. Intanto Cirielli prova a capitalizzare la presenza dei ministri in Campania: «Mi fa piacere che vengano perché prendono impegni con il territorio. Poi io andrò a battere cassa: se cresce la Campania cresce l’Italia». Due linguaggi diversi, due mondi che si fronteggiano senza incrociarsi davvero. Ma tra meno di dieci giorni il confronto passerà dalle parole alle urne.

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