Dovrebbe entrare in vigore tra questa sera e domani mattina – 24 ore dopo l’approvazione del governo israeliano – il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, nello stesso tempo inizierà il ripiegamento dell’esercito israeliano sulla linea gialla. È questa la prima soglia su cui si arresteranno le Idf nel loro lento movimento verso il confine del territorio palestinese. Dopo altre 24 ore dal ripiegamento israeliano sulla linea gialla partirà il conto alla rovescia di 72 ore, lasso di tempo entro cui dovrà avvenire lo scambio tra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi.
L’intesa sulla bozza finale del piano, ricalcato in massima parte sulla proposta messa a punto dal presidente statunitense Donald Trump, è stata raggiunta ieri mattina dai mediatori israeliani e palestinesi in Egitto, Paese che ha ospitato questa fase delle trattative.
L’approvazione dell’intesa non è indolore per il governo di Benjamin Natanyahu, stante la forte opposizione dei partiti della destra religiosa. Già nel pomeriggio di ieri il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha anticipato il suo voto contrario. Nella serata di ieri si sono succedute diverse riunioni del governo, tutte molto combattute.
L’accordo su questa prima fase è stato raggiunto nonostante il no di Israele alla liberazione di Marwan Barghouti, carismatisco esponente del movimento di liberazione palestinese. Torneranno in libertà, invece, 250 prigionieri attualmente detenuti nelle carceri di massima sicurezza israeliane e 1.700 persone – tra cui ben 22 minorenni – residenti nella Striscia di Gaza benché «non coinvoltenegli eventi del 7 ottobre 2023 e arrestati dopo il massacro», come rivela l’emittente israeliana Channel 12. L’accordo prevede anche la restituzione alle famiglie dei corpi di 360 combattenti palestinesi.
Intanto, subito dopo la firma dell’accordo 153 camion carichi di aiuti umanitari sono entrati nella Striscia attraverso il valico di Rafah, al confine con l’Egitto.

