Sì al dialogo con gli Usa ma la bomba non si tocca

Arriva a sorpresa nel corso dei lavori dell’Assemblea suprema del popolo l’apertura di Kim Jong-un al presidente degli Stati Uniti, un’offerta di dialogo sulla scia dell’esperienza maturata nel corso della prima presidenza Trump, quando i due leader si incontrarono tre volte.
Un tentativo di disgelo diplomatico tuttavia condizionato: «Se gli Stati Uniti abbandonano la loro ossessione delirante per la denuclearizzazione – ha dichiarato Kim nel corso del suo intervento – e, riconoscendo la realtà, desiderano davvero una coesistenza pacifica con noi, allora non c’è motivo per cui non possiamo soddisfarla».
Lo sviluppo ed il mantenimento dell’arsenale nucleare restano, ieri come oggi, la migliore assicurazione sulla vita per il regime di Pyongyang che, tuttavia, non può ignorare il peso delle sanzioni internazionali. La collaborazione con la Russia, concretizzatasi in consistenti forniture energetiche da parte di Mosca in cambio di sostegno militare, non è sufficiente a garantire la sicurezza economica della Corea del Nord, di qui il tentativo di rilanciare il dialogo con Washington. Anche grazie alla reciproca simpatia tra i due leader: «Personalmente – ha chiosato Kim – conservo un buon ricordo dell’attuale presidente americano Donald Trump».
L’offerta di dialogo di Pyongyang è stata giudicata positivamente a Seul, dove il presidente Lee Jae Myung è intenzionato a sviluppare una politica di distensione tra le due Coree, anche se non è molto ottimista sulla ripresa dei colloqui intercoreani.
Per il capo di Stato sudcoreano un buon accordo di medio periodo, in vista di un’intesa complessiva sul dossier nucleare nordcoreano, potrebbe essere dato dal congelamento della produzione di ordigni nucleari da parte di Pyongynag.

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