Tra le fine del 2025 e l’inizio del nuovo anno molti studi hanno fotografato la realtà socio-economica meridionale, in qualche caso tuttavia la relatà sembra ben distante dai dati. Con il segretario segretario generale della Uil Giovanni Sgambati proviamo a leggere tra le righe delle statistiche.
Il presidente di Svimez Giannola ha parlato di “crescita nominale” per il Sud. Condivide questa interpretazione?
«Il segno positivo degli ultimi dati sull’occupazione va analizzato in maniera più approfondita, andando oltre i facili entusiasmi, perché essi ci raccontano tutt’altro. C’è un aumento delle assunzioni sì, ma si tratta di contratti precari, di lavoro a tempo determinato, part-time, lavoro ad intermittenza, con poche tutele e salari inadeguati. A pagarne maggiormente le conseguenze sono i giovani e le donne.
La UIL sul tema della precarietà e del lavoro povero ha promosso una campagna di denuncia e sensibilizzazione vera e propria, con l’obiettivo di portare alla luce le difficoltà e le ingiustizie che subiscono quelli che noi abbiamo definito “lavoratori fantasmi” ai quali, non solo vengono negati diritti, tutele e salari adeguati, e quindi la possibilità di progettare e vivere una vita dignitosa, ma anche una pensione decorosa. Servono azioni mirate: a partire da nuovi investimenti per generare occupazione di qualità, incentivare assunzioni a tempo indeterminato, sostenere le donne nel mercato del lavoro, nella conciliazione dei tempi di vita coi tempi di lavoro, specie quando fanno la scelta del secondo figlio e attuare una pensione di garanzia per i giovani che colmi quei vuoti contributivi tra un lavoro e l’altro».
Restringiamo il campo d’osservazione alla Campania: qual è la situazione socio-occupazionale vista dall’osservatorio del sindacato?
«In Campania e nelle regioni meridionali il lavoro precario è più diffuso, non è un caso che molti giovani che studiano e si formano al Sud emigrino in altre regioni o Stati in modo da poter realizzare se stessi e le proprie aspirazioni, ma al fenomeno del precariato ne va aggiunto un altro, ancora più odioso e meno intercettabile, che è quello del lavoro nero. Con il lavoro sommerso non c’è nessuna tutela, né salariale, né previdenziale, né sanitaria. Se allarghiamo lo sguardo oltre ai giovani e alle donne, che sono gli anelli più fragili del mercato del lavoro, ci sono i lavoratori fuoriusciti dal mercato del lavoro, i disoccupati di lunga durata, quelli in cassa integrazione nei diversi comparti, a partire da un settore per noi importante, che adesso sta vivendo un periodo di preoccupante incertezza, come quello dell’automotive».
Tra le grandi crisi industriali italiane c’è quella dell’automotive, una crisi tutta meridionale: da Pomigliano a Melfi, passando per l’indotto.
«L’automotive è sicuramente il baricentro manifatturiero più importante per la Campania che già tiene insieme gli insediamenti di Pomigliano e Avellino, con una sana e forte presenza dell’indotto. In questo momento, però, le esigenze del comparto manifatturiero e dell’industria, non solo italiana ma anche europea, per l’attuazione di una transizione reale ed efficiente che veda investimenti e difesa dell’occupazione, non stanno ricevendo risposte adeguate da parte dei governi. Non è un caso che dopo le manifestazioni in Italia, lo scorso 5 febbraio i metalmeccanici di Cgil Cisl Uil siano stati anche a Bruxelles. Servono politiche che non penalizzino ma accompagnino il comparto manifatturiero attraverso investimenti supportati da risorse regionali e nazionali».
L’insediamento della nuova amministrazione regionale è un’opportunità per impostare politiche economico-industriali nuove?
«Noi prima di tutto dal presidente Roberto Fico e dalla nuova giunta regionale ci aspettiamo un dialogo costante e fruttuoso. Da questo punto di vista, sembra ci sia questa disponibilità nei confronti delle organizzazioni sindacali. Infatti, abbiamo avuto già un primo incontro, proprio nei giorni scorsi, con il presidente Fico, nel quale unitariamente come Cgil Cisl Uil della Campania abbiamo messo sul tavolo temi cruciali, come sanità, istruzione, mercato del lavoro e sicurezza sui luoghi di lavoro e ci siamo lasciati con l’impegno di affrontare nelle prossime settimane incontri settoriali e tematici. Noi ci auguriamo che questo buono inizio sia costante e possa stabilire una forte fiducia tra le parti anche perché siamo in una regione complessa ma anche piene di potenzialità e non penso solo al manifatturiero e all’industria, ma anche al turismo, alla sfida importantissima che abbiamo con le nuove tecnologie digitali, con l’intelligenza artificiale. Lavorare insieme e in sinergia può significare arrivare a soluzioni e azioni più immediate ed efficaci sui nostri territori».

