Scuola: al Sud meno studenti, mancano mense e palestre

Drastica riduzione degli studenti e scuole inadeguate sotto il profilo della dotazione infrastrutturale (mense, palestre, laboratori). È questa la – preoccupante – fotografia del sistema scolastico meridionale scattata dall’ultimo rapporto Svimez, documento che evidenzia come la crisi demografica che attanaglia l’intero Paese abbia ricadute più ampie e profonde nelle regioni del Sud, alle prese con atavici ritardi che lo spopolamento e l’impoverimento di molti territori rendono difficile immaginare di poter colmare. A voler essere ottimisti.
Dato ineludibile da cui partire sono gli effetti inevitabili dello spopolamento: a fronte di un calo degli studenti che investe tutta l’Italia, nel Mezzogiorno negli ultimi cinque anni la contrazione è avvenuta ad un ritmo decisamente superiore rispetto alla media nazionale. Se in Italia anni nel periodo compreso tra scolastici 2017/18 e 2022/23 gli studenti sono passati da 7,5 milioni a poco più di 7 – con un calo percentuale del 6% -, nelle regioni del Mezzogiorno la contrazione è stata del 9% – da quasi tre milioni a 2.670mila -. Più del doppio del calo registrato nelle regioni del Centro-Nord, attestato al 4%. Le previsioni demografiche per il prossimo decennio lasciano intravedere una progressiva riduzione di questo divario, anche se nella fascia d’età 5 – 14 anni (ovvero quella che corrisponde agli studenti della primaria e della secondaria di I grado) le regioni meridionali perderanno oltre 400mila studenti, calo del 21,3%.
L’impatto di questo processo sarà, ovviamente, maggiore nelle aree interne già oggi alle prese con una profonda crisi socio-economica: sono circa 3mila i comuni rischia la chiusura l’unica scuola primaria, il 46% dei quali nel Mezzogiorno.
Altro punto dolente è quello relativo alle dotazioni infrastrutturali degli edifici scolastici, settore in cui la disparità tra le regioni del Centro-Nord e quelle del Sud emerge con grande forza. L’assenza di mese o di palestre ha forti conseguenze sia sotto due profili in particolare: l’offerta formativa e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nel primo caso ad essere maggiormente penalizzati sono i ragazzi che appartengono a famiglie economicamente più deboli che, non potendo usufruire del tempo prolungato o di laboratori e palestre, non sempre hanno la possibilità di “recuperare” attraverso attività extra-scolastiche pomeridiane pagate dalle famiglie stesse. La ridotta offerta di tempo prolungato, poi, si traduce spesso – in particolare nel Mezzogiorno – in un maggior carico di oneri familiari per le donne, scoraggiato o impossibilitate a sfruttare al meglio le occasioni di lavoro.
Alcuni numeri testimoniano dell’ampiezza del divario territoriale tra le due Italie: gli istituti scolastici della primaria dotati di mensa scolastica sono il 54% nelle regioni centro-settentrionali, mentre nelle regioni meridionali le mense sono presenti solo nel 26% dei casi, con la Sicilia maglia nera attestata solo al 18%. La situazione non cambia se si guarda alla presenza di palestre e altre strutture sportive: nelle scuole meridionali sono presenti solo nel 34% dei casi, contro il 46% delle regioni centro-settentrionali. Eccezione positiva la Puglia, con circa il 64% degli edifici scolastici dotati di palestra.
Il divario strutturale si riflette, come accennato in precedenza, sulla possibilità di offrire il tempo pieno: «a livello nazionale – si legge nel rapporto Svimez – il 41% degli alunni della scuola primaria frequenta il tempo pieno, ma questa percentuale non è uniformemente distribuita sul territorio nazionale: tra gli studenti del Centro-Nord il 53% frequenta a tempo pieno, mentre nel Mezzogiorno solo il 21% fa altrettanto». Dato che si traduce, come accennato in precedenza, in minori possibilità di crescita socio-culturale per gli studenti e maggiori oneri per le famiglie.

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