«È ridicolo dire che la Francia abbia preso denaro solo dalla Libia. In Occidente tutti i candidati, partiti e leader ricevono sostegni da Stati, aziende o individui. Tutti partecipano a questo bazar. Anche la Libia investì allora per i propri interessi».
È una bomba mediatica l’intervista rilasciata all’emittente Al Mashhad, canale panarabo con base a Dubai, da Ahmad Qadhaf al-Dam, cugino dell’ex rais libico Muhammar Gheddafi e suo stretto collaboratore e diplomatico ai tempi della Jamahiriya. L’intervista arriva in occasione dell’ingresso in prigione dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, condannato proprio per reati legati proprio a finanziamenti libici per la campagna elettorale per le presidenziali.
Finanziamenti che secondo Ahmad Qadhaf al-Dam, oggi responsabile politico del Fronte nazionale di lotta libico, rientravano in una precisa strategia politico-diplomatica del regime gheddafiano: «fu Sarkozy – dice ancora – a chiedere il sostegno, e noi lo abbiamo aiutato perché volevamo che fosse un alleato per la Libia e per il nostro progetto africano».
Una sponda francese era ritenuta utile in quel di Tripoli per rafforzare il regime sullo scacchiere nordafricano, nel momento in cui Gheddafi era impegnato nel tentativo di costruire intorno alla Libia un’aggregazione di Paesi destinati – nella visione del leader libico – ad assumere un ruolo guida nel continente. Progetti spazzati via dalla guerra civile del 2011, alimentata dalla Francia in primis e poi dall Gran Bretagna, seguite poi da alleati più riluttanti quali l’Italia. Un conflitto all’origine del caos attuale, con un Paese oggi diviso in due e fonte di instabilità per buona parte del bacino del Mediterraneo.
Una Libia che, nel breve periodo, potrebbe vedere un ritorno sulla scena politica proprio della famiglia Gheddafi. Sempre nel corso dell’intervista ad Al Mashhad Ahmad Qadhaf al-Dam si è detto ottimista che in tempi brevi matureranno le condizioni per rivedere un Gheddafi protagonista della ricostruzione politica del Paese.
Previsione destinata facilmente ad avverarsi, considerato che già nel 2021 Saif al-Islam Gheddafi, figlio secondogenito del rais, si è candidato alle elezioni presidenziali libiche, poi rinviate.
Ad inizio settimana, inoltre, il fratello Hannibal Gheddafi è stato scarcerato su cauzione – 11 milioni di dollari – in LIbano, Paese dove è coinvolto in una inchiesta sulla spazione in Libia dell’imam sciita libanese Musa al Sadr.

